La prolungata inattività dell'oleodotto Iraq-Turchia sta causando gravi problemi economici per Baghdad ed Erbil, evidenziando i significativi contrasti tra il governo centrale iracheno e l'amministrazione della regione autonoma del Kurdistan. Molteplici sono infatti le difficoltà derivanti dall'interruzione del flusso di petrolio, che ha causato una perdita di entrate superiori agli 11 miliardi di dollari.

Durante la visita in Iraq del Presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, si prevedeva che l'oleodotto fosse uno degli argomenti principali di discussione. Il Ministro dell'Energia e delle Risorse Naturali, Alparslan Bayraktar, ha confermato che, tecnicamente, l'oleodotto è pronto per riprendere le operazioni dal 4 ottobre 2023.

Tuttavia, le questioni politiche e amministrative tra Baghdad, il Governo Regionale del Kurdistan e le compagnie petrolifere internazionali attive nella regione nord impediscono il raggiungimento di un accordo. Le tensioni sono accentuate dal rifiuto di Erbil di accettare alcuni regolamenti precedentemente respinti dalla legge di bilancio, temendo che si possa verificare una perdita di controllo sulle entrate petrolifere della regione.

Il nodo cruciale risiede nella necessità di riconvertire gli accordi di condivisione della produzione che, secondo Baghdad, violano la Costituzione irachena. Questo stallo non solo mette a rischio l'economia del Kurdistan, ma impedisce anche la normale esportazione di quasi mezzo milione di barili di petrolio al giorno sui mercati globali, aggravando ulteriormente la situazione economica di entrambe le regioni.

La risoluzione di questi problemi richiede un intervento deciso e cooperativo di tutte le parti interessate.