Migranti provenienti da diverse parti del mondo, principalmente dalla Siria, hanno denunciato gravi episodi di violenza fisica nei loro confronti da parte della polizia serba mentre tentavano di entrare in Serbia dalla Macedonia del Nord. La polizia serba, a sua volta, nega queste accuse, mentre operazioni di controllo delle frontiere sono state rafforzate grazie a un accordo trilaterale che vede la collaborazione delle forse di polizia dell'Austria, Ungheria e Serbia.
Frontex, l'agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne dell'UE, ha affermato di prendere sul serio ogni segnalazione di violazioni dei diritti fondamentali, incluso il rimpatrio forzato.
Il report evidenzia anche il crescente numero di deportazioni forzate riportate dagli attivisti, con metodi che includono violenza fisica e umiliazioni. Nonostante la chiusura ufficiale della rotta balcanica nel 2016, il percorso rimane uno tra i più battuti dai migranti che cercano di raggiungere l'Europa occidentale, con la Serbia e la Macedonia del Nord come punti di transito.
Questa situazione mette in luce le sfide persistenti nel trattamento dei migranti e nel rispetto dei loro diritti fondamentali, sollevando questioni riguardo l'efficacia e l'umanità delle politiche di controllo delle frontiere europee. In quel momento erano circa 1000 migranti al giorno, e oggi sono fino a 20, 30 e 50 migranti.
La rotta balcanica dell’immigrazione clandestina è stata ufficialmente chiusa nel 2016, ma è ancora viva. La cosiddetta rotta balcanica si muove principalmente dalla Turchia e dalla Grecia, attraverso la Macedonia del Nord e la Serbia, verso i paesi europei che sono la destinazione finale dei migranti.
Secondo Frontex, la rotta balcanica ha rappresentato il 43% di tutti gli ingressi irregolari nel 2022.