Il repentino stop al commercio tra Turchia e Israele ha colpito improvvistamente l'economia israeliana, innalzando il costo della vita a causa dell'aumento dei prezzi di numerosi beni importati, tra cui alimenti, materie prime e tecnologia. Secondo quanto riportato da The Times of Israel, la decisione della Turchia di interrompere esportazioni e importazioni sta mettendo in difficoltà molte aziende israeliane.

Beneficiando di costi di importazione bassi e tempi di spedizione rapidi dalla Turchia, Israele si trova ora a dover cercare alternative più costose e meno efficienti. I dettagli rilasciati indicano che alcuni importatori stanno considerando rotte di trasporto alternative e più costose attraverso paesi terzi come la Slovenia, mentre altri sono costretti a sostituire i fornitori turchi con alternative significativamente più care in Europa e negli Stati Uniti.

Questi cambiamenti forzati porteranno inevitabilmente ad un aumento dei costi di produzione e di trasporto, aggravando ulteriormente il problema dell'inflazione in Israele. Barshan ha suggerito che, invece di rivolgersi a tribunali internazionali, Israele dovrebbe cercare il supporto dei suoi alleati globali per esercitare pressione sulla Turchia, al fine di prevenire ulteriori restrizioni commerciali o un completo embargo da parte di altri paesi.

Yoram Sebba, Presidente della Camera di Commercio Marittima di Israele, ha espresso preoccupazione per la pressione crescente su importatori e aziende israeliane, che ora sono costretti a negoziare con fornitori occidentali in condizioni meno favorevoli, con conseguenti aumenti dei costi di trasporto e dei prezzi al dettaglio. Le mosse della Turchia stanno avendo un impatto diretto e immediato sull'economia israeliana, che ora si trova a dover affrontare sfide significative in termini di costi e logistica nell'importazione di beni essenziali.