Mentre l'Egitto si trova ad affrontare una grave carenza di valuta estera, gli Emirati Arabi Uniti si preparano a pompare 35 miliardi di dollari nel paese entro due mesi, la maggior parte dei quali sono soldi stanziati per lo sviluppo di Ras El Hekma, una penisola con un'area di 170 milioni di metri quadrati, che si estendono su quasi 50 chilometri di spiagge, di sabbia bianca. Il denaro verrà trasferito da Abu Dhabi in diversi lotti.
Sono già stati trasferiti 10 miliardi di dollari, ai quali se ne aggiungeranno altri 14 entro due mesi. I restanti 11 miliardi consisteranno nell'esborso dei depositi degli Emirati Arabi Uniti già presso la Banca Centrale d'Egitto, che verranno utilizzati per finanziare vari progetti.
Accanto al progetto di Ras El Hekma, da mesi le autorità discutono di un altro grande progetto di investimento, che potrebbe vedere la luce nel Sud del Sinai sul Mar Rosso, ed in tale contesto la penisola di Ras Jamila attirare fondi sauditi stimati in circa 15 miliardi di dollari per sviluppare un enorme progetto turistico in riva al mare. Oltre a vendere diversi hotel storici e prestigiosi alla Abu Dhabi Developmental Holding Company lo scorso febbraio per 800 milioni di dollari, il governo si prepara anche a trasferire la gestione dei suoi aeroporti a operatori del settore privato, annunciando il lancio di un accordo internazionale.
Inoltre, Al-Sisi ha approvato una legge che permette la vendita di terre deserte a investitori stranieri. Va in merito ricordato che i depositi cumulativi dei Paesi del Golfo presso la Banca Centrale d’Egitto tra il 2013 e il 2023 ammontavano a circa 28 miliardi di dollari, e Abu Dhabi e Riyadh erano in prima linea tra i sostenitori di Sisi, nel 2013.
Di contro, i finanziatori del Golfo si aspettano che le autorità egiziane facilitino l’acquisizione di beni immobili e beni in molti settori, dal turismo, all’agricoltura, alle banche, ai porti e all’industria farmaceutica e, in linea con il Fondo monetario internazionale, chiedono riforme strutturali dal 2016 con maggiori privatizzazioni, la riduzione del controllo dell'esercito sull'economia e la creazione di un tasso di cambio fluttuante per facilitare gli investimenti.