Secondo l'ex presidente della Borsa egiziana, Sameh Al-Tarjoman, il progetto Ras El Hekma ha avuto un impatto significativo sull'economia egiziana. In primo luogo, quest'accordo è arrivato in un momento cruciale, offrendo un salvagente necessario in un periodo di intensa crisi economica e di difficoltà dovute alla scarsità di dollari.
Parallelamente alla negoziazione dell'accordo, l'Egitto ha raggiunto intese preliminari con il Fondo Monetario Internazionale, facilitando la decisione di liberalizzare il tasso di cambio. Questo ha rafforzato la fiducia degli investitori e ha stimolato l'iniezione di capitali in valuta forte nell'economia egiziana.
Tra le cause principali della situazione critica, Al-Tarjuman ha citato il persistente tentativo dei governi di mantenere fisso il tasso di cambio, una politica che per quarant'anni ha limitato le opportunità economiche dell'Egitto e generato crisi ricorrenti. ha inoltre sottolineato la necessità di non fissare il tasso di cambio in modo definitivo e ha invocato una maggiore apertura dell'economia, con più spazio per il settore privato e per gli incentivi agli investimenti, sia locali che internazionali, seguendo un'integrazione più stretta con l'economia mondiale. Riferendosi ai temi dell'indebitamento e della capacità di Egitto di far fronte ai propri impegni finanziari, Al-Tarjuman ha ricordato che il Paese non ha mai mancato un pagamento dei propri debiti, evidenziando l'importanza delle entrate in dollari derivanti da nuovi progetti.
Ha inoltre discusso l'ipotesi di emissione di bond garantiti dalle entrate del Canale di Suez come strumento per ristrutturare il debito estero. Ha altresì sottolineato la necessità di riforme economiche concrete da attuare entro il 2030, compreso un forte investimento nell'istruzione per sfruttare al meglio il capitale umano del paese.