Nonostante le autorità egiziane abbiano salutato l'accordo con gli EAU come una "soluzione definitiva" alla crisi finanziario-valutaria che sta attraversando il Paese, gli osservatori occidentali pongono dei dubbi nei confronti della sua efficacia. In primo luogo, viene osservato che risolvere la crisi economica con la "vendita di terreni e infrastrutture ai paesi del Golfo per raccogliere fondi" non rappresenta una valida soluzione, al contrario questo passo fa temere una perdita di sovranità nazionale con l'inevitabile impatto sull’economia e sulla sicurezza alimentare.
I rischi legati alla vendita di beni, infrastrutture e terre egiziane a stranieri riporteranno l’Egitto nuovamente alla fase di occupazione, ma in modo economico, privando gli egiziani della capacità di prendere decisioni o orientamenti politici, economici e sociali. Non va inoltre sottovalutato il rischio che il governo vada a sperperare questi soldi senza investirli in progetti sostenibili, privilegiando i mega progetti costosi di cui beneficia solo un gruppo di sostenitori e quelli vicini al regime.
Viene in merito osservato che l’iniezione di liquidità acquista una fiducia temporanea per gli investitori in Egitto, mentre ciò che è essenziale per garantire la fiducia a lungo termine sono riforme serie.