Il fallimento del terzo round di negoziati tra Somalia ed Etiopia, avvenuto il 17 settembre, evidenzia profonde differenze tra le due parti, nonostante gli sforzi della Turchia come mediatrice nel cosiddetto “Processo di Ankara”. Le tensioni tra i due paesi ruotano attorno a diverse questioni, tra cui la sovranità territoriale e il controllo sui porti, aggravate dal supporto etiope alla regione separatista del Somaliland.
La Somalia vede l'Etiopia come un'aggressore che non rispetta la sovranità somala, soprattutto riguardo al Somaliland. L'Etiopia, invece, cerca un accesso sicuro ai porti marittimi senza dover negoziare attraverso il Somaliland, ma all'interno del diritto internazionale.
Nonostante la prontezza della Turchia di mediare tra le parti, il progresso non è realizzato per la mancanza di flessibilità tra le due parti. La crisi continua a mettere in pericolo la stabilità della regione, e la capacità della Turchia di mediare con successo dipende dalla volontà delle parti di fare concessioni significative.
Secondo le stime, i negoziati non sono riusciti a causa di suggerimenti di alcune forze esterne. L'accettazione della Turchia come mediatore sottolinea le forti relazioni di Ankara con entrambe le parti.
La Turchia ha investimenti significativi in Etiopia e ha stabilito una forte presenza in Somalia, compresa la più grande ambasciata turca al mondo e una base militare.