Dall'inizio dell'anno, la Turchia è impegnata a svolgere il ruolo di mediatore nella crisi diplomatica tra Etiopia e Somalia, crisi che minaccia la sicurezza già instabile del Corno d'Africa. I due paesi, che avevano precedentemente rifiutato colloqui faccia a faccia, si sono incontrati per la seconda volta ad Ankara il 13 agosto, sotto l'egida turca.
La crisi diplomatica tra Etiopia e Somalia è emersa principalmente a causa dell'accordo tra l'Etiopia e il Somaliland, una regione separatista che la Somalia considera parte del suo territorio. L'accordo, firmato a gennaio, ha suscitato forti reazioni da parte della Somalia, che lo percepisce come una minaccia alla propria integrità territoriale.
In seguito, la Turchia ha assunto un ruolo di mediatore chiave nella disputa. Dopo i primi incontri a luglio e il secondo round il 13 agosto, i colloqui, definiti 'Processo di Ankara', sono stati caratterizzati dalla mediazione turca attraverso una diplomazia dello shuttle, in cui la Turchia discute separatamente con entrambe le parti per trovare punti di convergenza.
La strategia della Turchia è quella di facilitare il dialogo tra Etiopia e Somalia senza che le delegazioni si incontrino direttamente. Questo approccio potrebbe riflettere la difficoltà di far sedere le due parti allo stesso tavolo e la necessità di un mediatore neutrale.
Il ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, ha espresso ottimismo riguardo ai progressi, sottolineando che ci sono stati avanzamenti nei dettagli e negli aspetti tecnici dei colloqui. Inoltre, la Turchia ha grande impatto in Somalia, e adesso sta cercando di rafforzare il suo ruolo come attore diplomatico chiave in Africa e nel Corno d'Africa.