Da quando è stato bloccato l'oleodotto Iraq-Turchia, che ancora non ha ripreso le esportazioni per questioni legali e finanziarie, non si arresta il contrabbando petrolifero tramite la regione di Kurdistan. Dalla città Erbil partono decine di cisterne che, attraverso le strade regionali, raggiungono il confine turco.

Il traffico avviene al di fuori dell'ingerenza del Governo iracheno, e sembra sia gestito direttamente dai clan Barzani e Talabani, i quali ne hanno fatto la loro fonte principale di finanziamento. Considerando che il Governo di Bagdad è risoluto nel risolvere le questioni interne con Erbil, ha deciso di non fare ancora pressioni per impedire questo contrabbando, in ragione della situazione finanziaria delicata per la regione che si è venuta a creare dopo il blocco dell'oleodotto da più di un anno.