L'attuale crisi energetica in Pakistan, descritta come la madre di tutte le crisi, è causata principalmente dal rapido esaurimento delle risorse energetiche del paese e dalla mancanza di ulteriori esplorazioni e sviluppo. Una situazione sfortunata, considerando che l'Iran, paese confinante, detiene le seconde riserve di gas più grandi del mondo, stimabili a 33 trilioni di metri cubi.
Tuttavia, la sfruttamento di questa risorsa richiede un equilibrio tra coraggio politico e un'abile politica estera. Purtroppo, la mancanza di determinazione politica e il rassegnarsi alla situazione, ha portato il Pakistan a non sfruttare questa risorsa, come evidenziato dalla recente audizione al Congresso statunitense, in cui è emerso che il Pakistan non ha nemmeno chiesto una deroga agli Stati Uniti per la costruzione del gasdotto con l'Iran.
Il progetto del gasdotto Iran-Pakistan, nonostante le difficoltà, offre numerosi benefici a lungo termine in termini di economia, sicurezza energetica e cooperazione regionale. Potrebbe fornire una fonte stabile e affidabile di gas naturale, aiutando a soddisfare la crescente domanda energetica del paese e riducendo la sua dipendenza da fonti energetiche importate e meno efficienti.
Tuttavia, la risposta del governo a un progetto infrastrutturale così critico è stata finora ambigua e contrastante. Nonostante una recente dichiarazione del Ministro del Petrolio che suggerisce un imminente tentativo di ottenere la tanto necessaria deroga dagli Stati Uniti, questa rimane ancora un'incertezza.
L'auspicio è che il recente rinvenimento della corrispondenza da parte del presidente americano Joe Biden possa aprire una finestra di opportunità per far approvare la deroga, presentando in modo completo ed efficace il caso del progetto.