La Turchia è un centro produttivo e logistico per gli investitori tedeschi, in particolare, ed europei in generale, ed al momento e le molteplici relazioni economiche si stanno rafforzando, soprattutto alla luce dell'impatto della crisi del Canale di Suez. Secondo gli ultimi dati, gli investimenti tedeschi in Turchia hanno raggiunto circa 25 miliardi di dollari, ed il numero delle aziende tedesche ha superato gli 8mila, sostituendo il 10% del totale delle aziende straniere investite in Turchia.

La Turchia si è rivelato un partner molto prezioso per le industrie tedesche ed europee in termini di produzione, logistica, sede centrale e catena di fornitura, nonostante le varie crisi che si sono susseguite, dalla pandemia del Covid-19, alla guerra Russia-Ucraina sino alla crisi del Canale di Suez, ha sottolineato Bolat. Ha tuttavia osservato che gli attuali legami economici e culturali della Turchia con l'Europa sono al di sotto del loro potenziale, ritenendo che la prospettiva di adesione all'Unione europea continua ad essere l'obiettivo strategico della Turchia.

Il commercio con i paesi dell'UE costituisce il 40% del nostro volume commerciale totale, mentre l'unione doganale costituisce la spina dorsale delle nostre relazioni commerciali ed economiche tra la Turchia e l'UE. "Con la nostra produzione, le infrastrutture e la forza lavoro qualificata, abbiamo dato un contributo significativo alla resilienza delle catene del valore dell'UE e alla competitività dell'Unione sui mercati globali - ricorda in Ministro -. considerando che il modello di produzione turco è complementare al modello industriale dell'UE". In tale contesto, il Governo turco sta facendo pressioni per ottenere l'aggiornamento dell'unione doganale, in occasione del vertice dei leader del Consiglio europeo che si terrà la prossima settimana.