Delle cinque rotte di esportazione del sistema ad anello radiale delle forniture di gas russo verso l’Europa, solo due sono operativi. Il primo è costituito dal gasdotto "Urengoy-Pomary-Uzhgorod", dal gasdotto "Progress (Progress (Yamburg - confine occidentale russo), con il punto di ingresso nel territorio dell'Ucraina presso la stazione di misurazione del gas (GIS) Sudzha, e dal gasdotto Soyuz, che ha un punto di ingresso nel territorio dell'Ucraina sul GIS Sokhranovka.
Il secondo corridoio è il Gasdotto turco – offshore a doppia linea “Turkish Stream”, il cui punto di ingresso in Turchia si trova a Kıyıköy e la sua continuazione via terra nell’UE verso il “Balkan Stream”. Gli altri tre gasdotti per l’esportazione del gas russo sono inattivi.
Il transito polacco (il gasdotto Yamal- Europa) ed entrambi i Nord Stream sono inattivi dopo il sabotaggio avvenuto il 26 settembre 2022 nelle acque internazionali del Baltico. Oggi Gazprom fornisce attraverso l’Ucraina circa 30-40 milioni di metri cubi al giorno.
Esistono diversi scenari possibili per la cessazione della rete di transito ucraino, in ragione dei costi necessari per la sua manutenzione. Le imprese europee, alle quali le istituzioni sovranazionali europee hanno offerto di assumersi i rischi del trasporto attraverso l’Ucraina a partire dal 2009 (dopo la seconda crisi del gas di transito russo-ucraino), si sono categoricamente opposte a questo, perché non hanno vogliono assumersi gli imprevedibili rischi del transito ucraino (e la responsabilità della fornitura di gas ai consumatori finali nell’UE) e hanno preferito mantenerli dalla parte russa.
Il problema del rischio di transito potrebbe, in linea di principio (e in altre condizioni storiche, quando lo proponemmo alle parti interessate a partire dalla metà degli anni 2010) essere risolto organizzando un consorzio di investimento con la partecipazione di aziende che acquistano gas russo, interessate a preservare la rotta ucraina e le istituzioni finanziarie internazionali ed europee.