L'Algeria ha ufficialmente vietato le criptovalute con una decisione definitiva, cancellando definitivamente qualsiasi forma di utilizzo, creazione o scambio di valute virtuali. Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 48 del 24 luglio 2025, il nuovo testo della legge 25-10 rivede radicalmente la normativa vigente in materia di lotta al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo, integrando una componente strettamente repressiva nei confronti delle attività digitali.

Dietro questa riforma, le autorità intendono chiudere le porte a un mondo percepito come opaco, instabile e fuori controllo, in un momento in cui l'uso non regolamentato delle criptovalute è in aumento in tutto il mondo. La nuova versione del testo della legge ora vieta: l'emissione di attività virtuali di qualsiasi tipo, il loro acquisto, vendita o possesso, il loro utilizzo come mezzo di pagamento o di investimento, la loro promozione o pubblicità, in qualunque forma, la gestione o la creazione di piattaforme di scambio o di portafogli elettronici associati.

A tale divieto si accompagnano sanzioni normative, e chiunque violi queste disposizioni è soggetto a: una pena detentiva da 2 mesi a 1 anno, una multa da 200.000 a 1.000.000 di dinari, oppure entrambi, a seconda della natura e della gravità della violazione. Questo sviluppo legislativo rientra in una più ampia dinamica di controllo e sicurezza del sistema finanziario nazionale.

Per le autorità pubbliche si tratta soprattutto di rispondere ai crescenti rischi che le criptovalute rappresentano nei circuiti economici. La autorità algerine sembrano quindi seguire una linea di condotta rigida di fronte alle sfide poste dalle valute digitali.

Oltre alla loro volatilità, questi sono spesso associati a pratiche fraudolente, dal finanziamento illecito all'evasione fiscale. La legge 25-10 segna quindi una svolta deliberata verso una ripulitura del mercato finanziario, con l'ambizione di ridurre le zone grigie e bloccare l'emergere di nuove forme di economia parallela.