Durante la recente Conferenza sull'Investimento Euro-Egiziano, tenutasi lo scorso fine settimana al Cairo, sono stati annunciati 38 nuovi accordi per un valore di 70 miliardi di euro (circa 75 miliardi di dollari) con investitori e aziende europee. Gli esperti, tuttavia, continuano a chiedere maggiore trasparenza e dettagli sugli accordi.
In particolare, 16 di questi accordi riguardano settori come i trasporti, le comunicazioni e la zona economica del Canale di Suez per un totale di 61 miliardi di euro. Altri 11 accordi, del valore di 8,4 miliardi di euro, coprono i settori dell'elettricità, delle telecomunicazioni e della cooperazione internazionale.
Ulteriori 11 accordi valgono complessivamente 400 milioni di euro. Il presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha dichiarato che oltre 20 nuovi accordi o memorandum d'intesa saranno firmati con partner egiziani, per un valore complessivo di oltre 40 miliardi di euro.
Questi accordi includeranno una varietà di settori che vanno dall'idrogeno alla gestione delle acque, dalla costruzione ai prodotti chimici, fino all'aviazione e all'industria automobilistica. Von der Leyen ha elogiato gli investimenti nell'energia verde e nella formazione digitale.
Il ruolo dell'Unione Europea nel sostenere il governo egiziano non è una novità; già in passato, come nel dicembre 2013 e nel marzo 2015, ci sono stati supporti economici e politici al regime del Presidente Al-Sisi. L'Unione Europea ha recentemente stanziato ulteriori finanziamenti per un totale di 7,4 miliardi di euro, includendo prestiti agevolati e investimenti.
Nonostante l'annuncio di questi nuovi accordi, molti egiziani restano scettici. Sui social media e attraverso vari canali, molti si chiedono se tali accordi saranno effettivamente realizzati o se si tratta solo di propaganda politica per calmare l'opinione pubblica.
La delusione deriva anche da precedenti annunci di investimenti che non hanno portato ai risultati sperati. Gli scettici temono che i nuovi finanziamenti possano essere sfruttati per ripagare il debito estero o per progetti che non beneficeranno la popolazione.
C'è anche chi teme che dietro questi accordi possa nascondersi un piano per utilizzare l'Egitto come barriera contro l'immigrazione illegale verso l'Europa o per potenziali scenari di reinsediamento per i palestinesi di Gaza.