La società italiana Eni ha ritirato la nave da perforazione Saipem Santorini dal sito del giacimento Zohr, il più grande giacimento di gas in Egitto, a causa del mancato pagamento delle somme dovute dal governo egiziano. Eni ha confermato di aver ricevuto un pagamento di 270 milioni di dollari, ma rimane un credito di 1,6 miliardi di dollari.

La mancanza di liquidità ha costretto la compagnia a interrompere le operazioni. Il Ministero del Petrolio egiziano ha confermato la situazione, rivelando che i tentativi di convincere Eni a continuare lo sviluppo del giacimento sono falliti.

La sospensione delle attività ha fermato lo sviluppo previsto di due pozzi nel giacimento Zohr e progetti relativi ai pozzi Narghis e Noor 2. Il ministro del Petrolio, Tarek El Molla, ha cercato di negoziare con l'amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, senza successo.

Le autorità egiziane hanno riconosciuto un calo della produzione giornaliera da Zohr, scesa a 2,4 miliardi di piedi cubi da 2,7 miliardi nello scorso anno fiscale. Il piano di recupero prevedeva l'attivazione del pozzo numero 20 a ottobre per compensare il naturale declino della produzione.

Nonostante gli investimenti pianificati per il rilancio della produzione, pari a 535 milioni di dollari, le difficoltà finanziare e il mancato pagamento delle somme dovute rappresentano un ostacolo significativo. Il governo egiziano ha confermato l'intenzione di saldare il 20% dei debiti delle compagnie petrolifere entro giugno prossimo.

Tuttavia, il caso di Eni non è isolato; anche la britannica United Gas & Petroleum ha segnalato difficoltà simili nel trasferire i guadagni fuori dal paese. In conclusione, il taglio della produzione del giacimento Zohr, unito al calo generale delle esportazioni di gas, mette in luce la crisi energetica che sta affrontando l'Egitto.

Nonostante le rassicurazioni del governo, il settore continua a soffrire pesanti battute d'arresto.