Secondo l'ultimo rapporto annuale del Ministero degli Affari Esteri giapponese, noto come "Blue Book on Diplomacy", il Giappone intende preservare il proprio impegno nei progetti di sviluppo di petrolio e gas in Russia, valutati come critici per la sicurezza energetica nazionale. Nonostante un progressivo distacco dall'energia russa, Tokyo vede progetti come "Sakhalin-1" e "Sakhalin-2" essenziali per garantire forniture stabili a medio e lungo termine.

L'estate scorsa, il presidente russo Vladimir Putin ha ordinato che il controllo del progetto Sakhalin-2 passasse a un'entità legale russa, "Sakhalin Energy", con le compagnie giapponesi Mitsui e Mitsubishi che hanno accettato di sottostare al nuovo regime legale mantenendo le proprie quote. Inoltre, in ottobre, Putin ha disposto la creazione di un operatore russo per il progetto "Sakhalin-1", che ha subentrato ai diritti e doveri dell'americana Exxon Neftegaz Limited, che deteneva il 30% del progetto.

La nuova gestione è stata affidata a "Sakhalinmorneftegaz-Shelf", una divisione di Rosneft. Partecipanti stranieri, tra cui la giapponese Sodeco e l'indiana ONGC, hanno confermato l'intenzione di rimanere coinvolti.

Questo mantenimento strategico da parte del Giappone evidenzia gli sforzi del paese per bilanciare la necessità di ridurre la dipendenza energetica dalla Russia con la necessità di assicurare risorse energetiche costanti per il futuro.