Il Primo Ministro indiano Narendra Modi intende introdurre una serie di misure pro-imprese in caso di vittoria alle prossime elezioni, con l'obiettivo di potenziare la produzione nazionale per contrastare la crescita cinese. Tra le misure è prevista la semplificazione delle normative sul lavoro, la concessione di sussidi e la riduzione dei dazi all'importazione.
La sua visione prevede la creazione di zone industriali per attrarre aziende globali, anche se rimangono sfide significative legate alle leggi sul lavoro, all'acquisizione di terreni e agli alti dazi. Modi sta puntando sulla promessa di uno sviluppo economico continuo, posizionando l'India come alternativa per le aziende globali che diversificano le loro catene di approvvigionamento dalla Cina.
Secondo i dati della Banca Mondiale, meno del 3% della produzione mondiale ha luogo in India, contro il 24% della Cina. Il governo mira a incrementare questa quota al 5% entro il 2030 e al 10% entro il 2047.
Il piano di Modi comprende anche la riduzione dei dazi su componenti chiave per la produzione locale, che fanno lievitare i costi manifatturieri in India. Tuttavia, il percorso è ostacolato da difficoltà nell'acquisizione di terreni e da un regime tariffario rigido e inefficiente.
Le leggi sul lavoro restrittive rendono difficile per le aziende adattare le loro operazioni alle esigenze del mercato.