Durante l'operazione denominata "Black Tie 2", realizzata in Bosnia Erzegovina, sono stati effettuati numerosi arresti e perquisizioni, fra cui quella del businessman Gordan Memija, amico del leader del partito Narod i Pravda nonché ministro degli Esteri del paese, Elmedin Konakovic. Quest'ultimo, durante una conferenza stampa, ha commentato gli arresti esprimendo sostegno al lavoro delle istituzioni, pur avvertendo contro possibili abusi.
Konakovic ha sottolineato l'importanza del controllo costante sui politici e i loro associati, affermando di non avere problemi con la sorveglianza, ma di criticare la pratica, iniziata tra il 2017 e il 2018, di riciclare le stesse accuse senza portare a conclusioni definitive. In particolare, ha difeso Memija, descrivendone l'arresto come parte di un ciclo ripetitivo di accuse poco fondate che non conducono mai a soluzioni serie, lamentando quello che percepisce come un attacco personale mascherato da procedura legale.
Il ministro ha inoltre affermato che "esiste una rete di corruzione all'interno del sistema giudiziario, riferendosi ad un gruppo che ha definito "mafia giudiziaria", implicando che alcuni membri potrebbero agire su base di interessi privati o politici, agevolando le proprie carriere o quelle dei propri familiari. Non ha specificato o nomi, ma ha chiarito che questo genere di comportamento non è accettabile, invitando le istituzioni a operare con integrità e legalità.
Oltre a Memija, sono stati arrestati anche Mustafa Selmanovic, capo di un'unità speciale, e alcuni poliziotti. Sono state effettuate perquisizioni anche ai danni del direttore della Polizia Federale, Vahidin Munjic, che si sospetta sia stato arrestato.