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La Stalingrado di Fule

Roma - Si è consumata ieri a Bruxelles la Stalingrado di Stefan Fule.

Osservatorio Italiano · · Aggiornato il · OI-306395 · 6 min di lettura

OsservatorioItalianoLa cibernetica dell’informazione

Lo staff della Commissione per l&#39;Allargamento hanno potuto toccare con mano la complessa realt&agrave; balcanica, che continua ad essere perfettamente descritta dalla frase di Ivo Andric: &quot;<em>Dove finisce la logica, l&igrave; inizia la Bosnia</em>&quot;. Il confronto tra i leader politici della Bosnia e i tecnocrati europei sulla riforma costituzionale della Bosnia, e la sua armonizzazione alla sentenza della Corte Europea, &egrave; stato molto acceso, con attimi di confusione e panico, tanto&nbsp;che si temeva il ripetersi dello scenario di Butmir. Allora, la conferenza organizzata sotto l&#39;egida degli Stati Uniti, avrebbe dovuto concludersi con la ratifica della &#39;nuova Costituzione&#39; della Bosnia, ossia una serie di documenti che i rispettivi leader politici avevano ricevuto per conoscenza solo pochi giorni prima. Messi dinanzi a fatto compiuto, i rappresentanti bosniaci si sono rifiutati di apporre una firma &#39;in bianco&#39;, e a nulla sono valse le minacce di isolamento e di taglio dei fondi. I funzionari della Comunit&agrave; internazionale hanno perso la calma, e l&#39;ambasciatore americano non ha retto all&#39;urto: &egrave; svenuto ed &egrave; stato trasferito d&#39;urgenza in barella.&nbsp;

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Fule ha avuto una sorte diversa, non &egrave; svenuto, ma si &egrave; dovuto scontrare con la dura realt&agrave; del fallimento diplomatico, perdendo cos&igrave; l&#39;occasione di passare alla storia come l&#39;uomo che ha messo d&#39;accordo i bosniaci, il &quot;Tito europeo&quot;. Ha cercato di esercitare delle pressioni, utilizzando la leva del taglio dei fondi IPA e di ogni altra agevolazione finanziaria, ottenendo di contro un secco rifiuto, vista l&#39;inconciliabile incompatibilit&agrave; di ciascuno dei leader sulla riforma Sejdic-Finci. Dopo la pausa pranzo, i toni sono rientrati nella normalit&agrave;, congelando per il momento le sanzioni e pattuendo un accordo di &quot;principio&quot; ma non sulla carta, da discutere in colloqui separati i prossimi dieci giorni. In teoria una &#39;soluzione geniale&#39;, nella pratica un &#39;nulla di fatto&#39;, che rinvia ormai per inerzia un processo di riforma che non pu&ograve; avvenire, senza mettere in discussione gli stessi principi del Dayton. Un rebus da cui non si pu&ograve; uscire con i tecnicismi, bens&igrave; solo con un compromesso politico storico. E&#39; evidente che l&#39;adesione all&#39;Europa non &egrave; tra quelle prospettive che riescono a motivare questo Paese, al punto tale da rinunciare alle rispettive revanche. Forse l&#39;Unione stessa non viene vista come istituzione autorevole, in grado di risolvere gli annosi problemi di uno Stato in crisi perenne.

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La parentesi bosniaca, tuttavia, &egrave; solo una parte della cronaca della disfatta. Nel pomeriggio si fa sempre pi&ugrave; pressante il &#39;caso Albania&#39; che ha portato alla luce, tra le altre cose, anche la grave superficialit&agrave; dei consulenti tecnici europei. Infatti, se prima hanno assecondato gli intenti &#39;pre-elettoriali&#39; del Partito socialista, che chiedeva di rinviare l&#39;approvazione di una legge che bloccava le &quot;regalie dello scambio di voti&quot;, dopo chiude un occhio sulla sua entrata in vigore.&nbsp;Questo dovrebbe saperlo anche l&#39;ambasciatore Sequi, che ha investito cos&igrave; tanto nella &#39;sensibilizzazione europeista&#39; degli albanesi, partecipando persino allo show del Grande Fratello di Albania, in occasione della &#39;Settimana europea&#39;. Tanti sforzi, tuttavia, non hanno avuto i risultati sperati, perch&eacute; la nuova maggioranza sforna un decreto che entra in vigore il 1&deg; ottobre (accontentando le richieste UE) ma diviene applicabile dopo sei mesi (accontentando i militanti di partito).&nbsp;Un dettaglio che, a questo punto, non &egrave; sfuggito agli osservatori pi&ugrave; attenti, che hanno richiamato i funzionari europei a mantenere imparzialit&agrave; e rigidit&agrave; nel rispetto delle regole di armonizzazione. L&#39;imbarazzo &egrave; stato cos&igrave; bruciante, che&nbsp;il portavoce Peter Stano, in evidente difficolt&agrave;, ha rilasciato una dichiarazione ridicola e insensata, nella quale afferma che sosterr&agrave; l&#39;elaborazione dei regolamenti di attuazione, di un atto che - a dire degli esperti - presenta evidenti limiti di incostituzionalit&agrave;,&nbsp;rinviando poi alla pubblicazione del rapporto di progresso ogni ulteriore dettaglio.&nbsp;

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La CE cade quindi nei tecnicismi, pur di non prendere alcuna posizione in una vicenda di cui &egrave; pienamente responsabile. Lo stesso Stano si rifiuta di rispondere alle domande rivolte dall&#39;<em>Osservatorio Italiano</em>, e quindi di dire chiaramente se questa legge, cos&igrave; come scritta, rispetta o meno i termini per la candidatura dell&#39;Albania, e se l&#39;annullamento dei decreti dell&#39;uscente Governo Berisha mette in discussione la certezza del diritto e gli investimenti esteri.&nbsp;Non rispondere a queste domande&nbsp;&egrave; ipocrisia, anche perch&eacute; i cittadini europei devono essere informati sulla sostenibilit&agrave; di una macchina burocratica che crea tanti sprechi. &nbsp;Sono milioni e non ben stimati i costi per redigere studi di fattibilit&agrave;, consulenze e analisi tecnico-giuridiche delle Commissioni Europee: le regole di trasparenza obbligherebbero la pubblicazione dei bilanci e dei rendiconti delle spese, perch&eacute; questi funzionari restano pur sempre dei &#39;dipendenti pubblici&#39;.

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In nome dei principi civili su cui si fonda l&#39;UE, dovrebbero essere pubblicate le liste dei consulenti e dei professionisti che &nbsp;prestano la loro opera di assistenza per la preparazione di leggi e interventi, ma anche che partecipano alla preparazione dei progetti per i fondi IPA. Potremmo eventualmente scoprire che i tanto acclamati fondi di integrazione, solo in minima parte giungono al reale beneficiario, perch&eacute; una quota importante serve a finanziare i contratti di consulenza.&nbsp;Non &egrave; questa l&#39;Europa che gli Stati-nazione volevano creare, perch&eacute; hanno rinunciato alla propria sovranit&agrave; monetaria nella convinzione che le strutture sovranazionali sarebbero riuscite a superare i clientelismi, le correnti e le inefficienze. Ma a quanto pare l&#39;UE si sta trasformando in qualcosa di peggiore, incapace ed incompetente, persino nel gestire un banale caso di &#39;aggiramento delle leggi&#39;, ignorando poi il rischio derivante dalla cancellazione massiva dei provvedimenti con il cambio del Governo.

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I Balcani, nella loro complessit&agrave;, stanno quindi mettendo in risalto anche i limiti di questo meccanismo tecnocratico, che dopo aver fatto degli errori con Romania e Bulgaria, ha creato distorsioni anche in Croazia: il Governo croato ha approvato negli ultimi mesi, prima dell&#39;adesione ufficiale, pi&ugrave; di 1200 decreti, con innumerevoli errori di traduzione e lacune legislative, che ne impediscono nei fatti l&#39;applicazione. Segnali di malessere politico sono emersi anche in Serbia, dove una campagna elettorale demagogica &egrave; stata seguita da una epurazione spietata di amministrazione e cancellerie, nonch&eacute; arresti e allontanamenti, tutto con il benestare, e talvolta su pressione, degli organi di Bruxelles. D&#39;altro canto, l&#39;accordo con il Kosovo &egrave; solo un&#39;immagine di marketing diplomatico, per confermare che l&#39;Europa ha portato a termine un processo di pace; resta ora da vedere quante delle promesse fatte saranno portate a termine, visti gli attriti alle prime difficolt&agrave; incontrate. &nbsp;Meno riconoscimenti sono stati dati all&#39;Albania, nonostante il sincero impegno profuso, perch&eacute; in questo caso Bruxelles ha scelto di partecipare alla retorica politica, invece di fare il proprio lavoro, ossia garantire il rispetto delle regole, qualunque sia il partito al potere. &nbsp;Si &egrave; quindi&nbsp;prestata ad un vile gioco, al punto da minare la credibilit&agrave; stessa dell&#39;Europa. E&#39; diventata immagine di demagogia, propaganda, prepotenza e arroganza. Questa &egrave; la Stalingrado della UE.

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