In Cina, l'aumento dei prezzi globali dell'energia e delle materie prime, legato al conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, continua a riflettersi sui costi industriali. Secondo l'Ufficio Nazionale di Statistica, a maggio l'Indice dei Prezzi alla Produzione (PPI) è cresciuto del 3,9% su base annua, accelerando rispetto ai mesi precedenti.
L'impatto della guerra in Medio Oriente si è fatto sentire soprattutto sui costi energetici e delle materie prime. Dopo una lunga fase di deflazione industriale durata quasi tre anni, il PPI era tornato in territorio positivo a marzo (+0,5%), per poi salire al 2,8% ad aprile e al 3,9% a maggio.
Anche l'Indice dei Prezzi al Consumo (CPI) ha registrato un aumento dell'1,2%, segnalando che il rincaro dell'energia sta iniziando a trasferirsi, seppur in modo limitato, ai prezzi pagati dai consumatori. La Cina dipende fortemente da Stretto di Hormuz, attraverso la quale arriva circa il 45% delle sue importazioni di petrolio e il 30% del GNL.
Le interruzioni nel traffico delle petroliere hanno contribuito a ridurre l'offerta globale e a sostenere i prezzi dell'energia.