Il panorama geopolitico del Mediterraneo orientale sta affrontando una trasformazione strutturale, mentre la Turchia tenta di trasformare la dottrina nazionalista della Mavi Vatan (Blue Homeland), da mera retorica ideologica, in legge nazionale. Il recente Progetto di legge sulle zone di giurisdizione marittima, presentato nel Parlamento turco, si scontra con la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), ponendo Grecia e Cipro in prima linea in una disputa sui loro diritti sovrani.
Questo scontro si verifica sulla scia della costruzione di un asse energetico regionale, ovvero il Great Sea Interconnector, il cavo di interconnessione elettrica sottomarino più lungo e profondo del mondo, e della prospettiva del gasdotto EastMed. Per Atene e Nicosia, questa cooperazione si fonda saldamente sull'ordinamento giuridico internazionale, con l'obiettivo di collegare direttamente i giacimenti del Levante al mercato europeo.
Formalizzando questo corridoio energetico, Grecia e Cipro tutelano i confini legali delle rispettive Zone Economiche Esclusive (ZEE), nel pieno rispetto dell'UNCLOS, garantendo al contempo la partnership con Israele sulla base di un comune interesse economico ed energetico. Tuttavia, Ankara interpreta questa convergenza come una strategia di contenimento, con l'obiettivo di costringere ogni progetto regionale a essere soggetto alla propria approvazione.
In questa escalation risiede un disaccordo radicale riguardo allo status delle isole nel diritto internazionale. Formalizzando questo corridoio energetico, Grecia e Cipro salvaguardano i confini legali delle rispettive Zone Economiche Esclusive (ZEE), in piena conformità con la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), garantendo al contempo la partnership con Israele sulla base di un interesse economico ed energetico comune.
Tuttavia, Ankara interpreta questa convergenza come una strategia di contenimento, con l'obiettivo di costringere ogni progetto regionale a essere soggetto alla propria approvazione. In questa escalation risiede un disaccordo radicale riguardo allo status delle isole nel diritto internazionale.
Bruxelles ha di fatto reso le rivendicazioni marittime dei suoi due Stati membri una questione europea e sta affermando chiaramente che qualsiasi tentativo di ostacolare attraverso una legislazione nazionale unilaterale costituisce una violazione della sicurezza energetica collettiva e dei diritti sovrani dell'Unione stessa.