La Turchia ha annunciato che oltre 160.000 rifugiati siriani sono tornati volontariamente in patria dalla metà del 2023, e in totale dal 2016 sono stati più di 715.000. Questo fa parte di un piano turco per facilitare il ritorno sicuro e dignitoso dei rifugiati.

Nonostante ciò, circa 3 milioni di siriani rimangono in Turchia, beneficiando dello status di protezione temporanea. Il governo turco sta cercando di bilanciare la sua posizione umanitaria con la necessità di mantenere la sicurezza pubblica.

Un altro punto importante è la creazione di una "zona sicura" nel nord della Siria, sostenuta dalla Turchia, che ospita circa 7 milioni di persone. La Turchia, in collaborazione con il Qatar, sta promuovendo la costruzione di abitazioni, scuole e infrastrutture nelle aree di Idlib e Afrin per facilitare i rimpatri.

Questo programma è presentato come un progetto congiunto volto a garantire un ritorno volontario, sicuro e dignitoso. Ancora sono in corso i negoziati sull'incontro di due leader, il quale viene condizionato in particolare riguardo alla presenza militare turca in Siria e le preoccupazioni di sicurezza della Turchia legate al gruppo terroristico PKK.

Il ritorno dei rifugiati è stato accelerato anche a causa del devastante terremoto che ha colpito Turchia e Siria nel febbraio 2023, causando enormi perdite umane. Inoltre, l’amnistia generale annunciata da Assad per i crimini minori potrebbe spingere altri rifugiati a tornare in patria.

La Turchia sta cercando di gestire una questione complessa che coinvolge sicurezza nazionale, pressioni interne e impegni umanitari, mentre tenta di ripristinare le relazioni diplomatiche con la Siria. Il futuro dei rifugiati siriani, il loro ritorno e la stabilizzazione della regione dipendono in gran parte dall’esito di questi negoziati e dagli sviluppi nelle zone sicure al confine tra i due paesi.