Nell'ambito dell'escalation del conflitto a Gaza, fonti recenti indicano la presenza di intensi colloqui e sforzi diplomatici per raggiungere un cessate il fuoco. Un membro dell'ufficio politico di Hamas e responsabile della Cisgiordania, Zaher Jabarin, ha discusso con il quotidiano "Al-Shorouk" su vari temi cruciali, tra cui i negoziati e il ruolo degli attori regionali e internazionali.

Secondo Jabarin, non ci sono state vere e proprie negoziazioni, ma piuttosto tentativi da parte di mediatori egiziani e qatarioti di fermare le ostilità. Nel corso dell'intervista, ha denunciato l'atteggiamento aggressivo di Israele, che ha incluso attacchi mirati contro prigionieri e ripetuti bombardamenti in aree dove questi si trovavano.

Ha inoltre criticato la proposta USA di una soluzione di pace come un mero "iniettare anestetico", evidenziando la necessità di un approccio più attivo e diretto al riconoscimento dei diritti palestinesi. Jabarin ha messo in luce l’importante ruolo svolto dall'Egitto nell'assistere Gaza e nel mediare le trattative; tuttavia, ha espresso frustrazione verso la scarsa serietà degli israeliani nei negoziati, attribuendo al primo ministro israeliano Netanyahu un interesse personale nel protrarre il conflitto per fini politici interni.

Il leader di Hamas ha posto l’accento sulla continua oppressione nei territori palestinesi e la violenza dei coloni, enfatizzando la resistenza come un dovere piuttosto che una scelta. La tensione rimane alta, e la situazione umanitaria a Gaza è critica, con ulteriori minacce di azioni militari su larga scala.