Al confine tra Egitto e Israele, a soli 15 km dalla città di Rafah, nella Striscia di Gaza, emerge il progetto di una nuova città denominata "Sisi City", in onore del presidente egiziano Abdel Fattah el-Sisi. L'annuncio è stato fatto dall'uomo d'affari e leader della milizia del Sinai, Ibrahim al-Organi, che prevede di costruire la città sul sito del villaggio di al-Arjaa, nel sud di Rafah.

L'evento ha visto la nomina di Organi a capo dell'Unione delle Tribù Arabe, una nuova entità paramilitare che unisce cinque gruppi tribali. Il presidente el-Sisi è stato dichiarato "presidente onorario" del gruppo.

La manifestazione è stata sorvegliata da miliziani armati. Organi, noto per le sue pratiche di business spesso criticate, specialmente per le elevate commissioni imposte ai palestinesi che fuggono dalla guerra verso l'Egitto, ha reso la sua azienda, Hala, un profittevole punto di riferimento attraverso l'incasso di almeno 118 milioni di dollari negli ultimi tre mesi.

Al contempo, il ruolo delle sue milizie e l'influenza sul piano locale hanno sollevato questioni di legittimità e di possibili abusi. Il progetto di Sisi City è percepito da molti come un doppio messaggio: un tentativo di sviluppo e di risposta alle critiche internazionali per la gestione delle tensioni con Gaza, ma anche come simbolo di ulteriore dolore per coloro che sono stati spostati o che hanno sofferto a causa delle dinamiche di potere nella regione.

Alcuni residenti locali e osservatori internazionali rimangono scettici riguardo all'effettivo beneficio che "Sisi City" porterà alla popolazione del Sinai, temendo che possa servire più come strumento di potere politico e personale piuttosto che come vera soluzione ai problemi infrastrutturali e umanitari della zona. Nel frattempo, le voci degli sfollati di Rafah raccontano storie di perdita e di memoria, in un paesaggio segnato da una lunga storia di conflitti e cambiamenti.