Incertezze sui progetti della Drina
Banja Luka - Nell'ambito della ratifica degli accordi con la società energetica tedesca RWE, non sono stati realizzati e né presentati pubblicamente lo studio di fattibilità e la valutazione di impatto ambientale delle quattro centrali idroelettriche che dovrebbero essere realizzate lungo il corso della Drina Superiore (Gornja Drina).
Questo quanto affermato da <strong>Zdravko Krsmanovic</strong>, presidente dell’Associazione "<strong>Euro-regija Drina</strong>" e sindaco uscente del comune di Foca, intervistato dall'Osservatorio Italiano, al fine di cominciare a far luce su uno dei primi progetti che dovrebbe essere attuato sul fiume della Drina. Secondo Krsmanovic, sono tre le critiche che si posso muovere al contratto che il Governo della Republika Srpska ha firmato con società tedesca RWE, e poi ratificato con una legge approvata in seno all'Assemblea Nazionale.
In primo luogo, non è stato ancora realizzato un piano territoriale per la Drina Superiore, che è invece un obbligo legislativo, e su cui i cittadini dovevano dare il proprio parere, in modo da poter conoscere l'intera pianificazione degli impianti che saranno installati sul flusso del fiume. Al contrario - spiega - la comunità è stata del tutto esclusa dal processo decisionale. Krsmanovic ritiene, in secondo luogo, che non sono stati determinati i criteri sulla base dei quali è stata determinata la percentuale della partecipazione del partner strategico alla ricerca, alla progettazione, alla costruzione e all'utilizzo delle centrali idroelettriche pianificate, nonché non è stata precisata la durata della concessione di utilizzo. "<em>Soprattutto perchè i termini contrattuali sono diversi da quelli inseriti nelle condizioni del tender. Per esempio, la quota di partecipazione della RWE nella società comune che sarà costituita con la Elektroprivreda RS supera il 51%, e permette che il partner strategico detenga la gestione del pacchetto di controllo in tutte le fasi di realizzazione</em>", afferma.
Infine, non è stato realizzato né presentato in pubblico il programma di lavoro delle centrali idroelettriche, né uno studio dettagliato sulla fattibilità della costruzione con una valutazione dell’impatto sull'ambiente, il che indica che non hanno tenuto in considerazione lo sviluppo integrato del territorio. <em>"Le centrali, considerando i grandi investimenti che comportano, possono avere una grande incidenza sulla comunità, dal punto di vista sociologico, demografico, economico, idrico, ecologico e territoriale. Il problema della costruzione degli impianti sul flusso della Drina è il fatto che vengono visti da parte degli investitori solo in termini di una sua potenzialità di utilizzo, ed esclusivamente per la produzione di energia elettrica, e non come un'infrastruttura che dovrebbe essere un progetto rivolto allo sviluppo dell'intera zona. Questo crea l'opposizione dei cittadini per i quali la Drina è la più grande risorsa che hanno</em>", afferma Krsmanovic per l'Osservatorio Italiano.
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Commentando il ritiro dal Parlamento serbo dell'accordo energetico con l'Italia, e la sua successiva approvazione del tutto invariato, Krsmanovic ritiene che alla base vi sia l'esigenza di creare delle condizione di fattibilità, dato che esso implica un ciclo d’investimento, mentre la documentazione del progetto non è pronta, né la procedura si trova ad un livello tale da poter prendere una decisione. “<em>Sono sicuro che l'opinione pubblico degli esperti della Serbia reagirà sulla concessione delle risorse di parte della Drina senza una procedura prescritta dalla legge, tale che non si arriverà alla sua realizzazione finchè non si verificano delle condizioni</em>”, ritiene Krsmanovic, aggiungendo che l'Italia non può sottrarsi a tali principi. Per quanto riguarda invece le competenze di gestione dei progetti, dato che il fiume costituisce un confine naturale tra BIH e Serbia, Krsmanovic precisa che sino ad oggi le centrali esistenti sulla Srednja Drina - la centrale di Bajina Basta e la centrale di Zvornik - vengono utilizzati solo dalla Repubblica di Serbia. "<em>Sicuramente, vista l'inerzia, la Serbia gestisce gli attuali impianti, e così anche le nuove attività sulla progettazione della costruzione e dell'utilizzo degli impianti che sono oggetto di negoziati per il partenariato strategico con le società italiane</em>", afferma ancora Krsmanovic.
“A mio parere, la pianificazione e l'eventuale costruzione ed utilizzo di nuovi impianti sul corso della Drina non può avvenire prendendo in considerazione singoli parti del fiume senza il pieno consenso di tre stati (Montenegro, BIH con entrambe le entità, Serbia) e nel rispetto della legge prevista, delle procedure, producendo tutta la documentazione necessaria d’investimento e di colloqui con il territorio", conclude Krsmanovic. Spiega quindi che "<em>l'esclusione di qualsiasi Stato dal corso del fiume Drina dal processo di realizzazione di grandi progetti idro-energetici e dal processo decisionale può compromettere ogni progetto. Quindi, il concetto vale anche per le centrali della Drina Media (Srednja Drina; </em>ndr. progetto Seci-Energia/Maccaferri<em>). Solo con il rispetto delle Direttive europee sull'uso delle acque e sulla tutela dell'ambiente e dei cittadini che vivono lungo tale flusso, si può arrivare alla realizzazione di un progetto sulla Drina, includendo anche la Srednja Drina</em>”, ritiene Krsmanovic. Per tale motivo - aggiunge - il Montenegro chiedendo di essere informato sui progetti che riguardano il corso di un fiume che ha impatto sul suo territorio, "<em>vuole solo proteggere la sua sovranità e la sua indipendenza, in una decisione che può influire sul suo status come paese ecologico, come anche sulla sua politica energetica</em>", conclude Krsmanovic.
<em><strong>Osservatorio Italiano</strong></em>