la fine dell'era delle vacche grasse
Fiume - La casa editrice di Fiume 'Edit' , che pubblica in Croazia il quotidiano 'La Voce del Popolo', fa ricorso al Glas Istre per portare all'attenzione delle istituzioni italiane la situazione di difficoltà della società.
Il direttore dell'Edit, Silvio Forza, lancia così una forte critica al Governo italiano per il mancato trasferimento dei fondi previsti dal fondo per la promozione dell’editoria no profit in lingua italiana all'estero. Accusa così lo Stato di aver ridotto l'Edit al dissesto finanziario per non aver inviato il denaro che "<em>avrebbe potuto portare in attivo, o almeno in pareggio, i conti della casa editrice"</em> . Oltretutto, Forza ammette che la Croazia adempie regolarmente ai suoi obblighi verso l’Edit finanziando un terzo delle spese, come anche la Slovenia. <em>"Aspettiamo ancora i fondi del Governo italiano, con il quale abbiamo degli intensi negoziati. Se questa cifra ci venisse pagata, risolveremmo tutti i nostri problemi -</em> afferma Forza, aggiungendo -<em> per fortuna questo fondo italiano funzionerà normalmente nel 2011 essendo stato incluso nel bilancio per il prossimo anno, mentre si ancora discutendo sulla cifra su cui l’Edit potrà contare</em>". Alla controversia interviene anche il Presidente dell’Unione italiana Furio Radin, che il quale assicura che la situazione è in via di risoluzione e i 'debiti verso l'Edit saranno presto pagati'.
E' quindi ammirevole l'impegno delle controparti croate a voler sostenere le ragioni del piccolo quotidiano italiano, soprattutto se il messaggio inviato dal Glas Istre è che "la Repubblica Italiana, così potente finanziariamente, è in debito con una casa editrice", abbandonando a se stessa la comunità italiana, a cui provvede solo la Croazia senza venir meno agli impegni presi. E' anche evidente che si volta bandiera molto facilmente, visto che la questione centrale non è la tutela della lingua e dell'economia italiana, bensì il denaro e il rastrellamento dei fondi governativi. Insomma ci si ricorda di essere italiani solo quando bisogna battere cassa, organizzare spaghettate e tombolate o incassare i voti, mentre quando le nostre aziende sono diffamate e ridotte al fallimento non si alza un dito ( vedi <a href="http://www.osservatorioitaliano.org/read.php?id=49729">Il Made in Italy in Croazia: saccheggi e falsi patrioti</a> ) . Per non parlare poi delle avventure poco giornalistiche di alcuni personaggi, bisogna sempre capire che fine ha fatto il settore commerciale di queste iniziative e in che modo è stato strumentalizzato. Cosa hanno fatto i giornali o le associazioni italiane all'estero negli ultimi 50 anni, nonostante i fondi ricevuti dallo Stato italiano? Vista la crisi e la nuove esigenze di trasparenza nell'utilizzo dei fondi, prima di battere cassa bisognerebbe mettere nero su bianco i fondi ricevuti , mostrando in controparte i progetti realizzati e i risultati conseguiti. Il denaro pubblico non è un pozzo senza fine, non è un diritto che si può estorcere con dei vili ricatti 'cambiando bandiera' al soldo dei politici, bensì è una grande responsabilità che bisogna rispettare ed infine meritare. La verità è che l'era delle vacche grasse è finita e questi sono gli ultimi colpi di coda.