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la fine dell'era delle vacche grasse

Fiume - La casa editrice di Fiume 'Edit' , che pubblica in Croazia il quotidiano 'La Voce del Popolo', fa ricorso al Glas Istre per portare all'attenzione delle istituzioni italiane la situazione di difficoltà della società.

Osservatorio Italiano · · Aggiornato il · OI-270940 · 3 min di lettura

OsservatorioItalianoLa cibernetica dell’informazione

Il direttore dell'Edit, Silvio Forza, lancia cos&igrave; una forte critica al Governo italiano per il mancato trasferimento dei fondi previsti dal fondo per la promozione dell&rsquo;editoria no profit in lingua italiana all'estero. Accusa cos&igrave; lo Stato di aver ridotto l'Edit al dissesto finanziario per non aver inviato il denaro che &quot;<em>avrebbe potuto portare in attivo, o almeno in pareggio, i conti della casa editrice&quot;</em> . Oltretutto, Forza ammette che la Croazia adempie regolarmente ai suoi obblighi verso l&rsquo;Edit finanziando un terzo delle spese, come anche la Slovenia. <em>&quot;Aspettiamo ancora i fondi del Governo italiano, con il quale abbiamo degli intensi negoziati. Se questa cifra ci venisse pagata, risolveremmo tutti i nostri problemi -</em> afferma Forza, aggiungendo -<em> per fortuna questo fondo italiano funzioner&agrave; normalmente nel 2011 essendo stato incluso nel bilancio per il prossimo anno, mentre si ancora discutendo sulla cifra su cui l&rsquo;Edit potr&agrave; contare</em>&quot;. Alla controversia interviene anche il Presidente dell&rsquo;Unione italiana Furio Radin, che il quale assicura che la situazione &egrave; in via di risoluzione e i 'debiti verso l'Edit saranno presto pagati'.

E' quindi ammirevole l'impegno delle controparti croate a voler sostenere le ragioni del piccolo quotidiano italiano, soprattutto se il messaggio inviato dal Glas Istre &egrave; che &quot;la Repubblica Italiana, cos&igrave; potente finanziariamente, &egrave; in debito con una casa editrice&quot;, abbandonando a se stessa la comunit&agrave; italiana, a cui provvede solo la Croazia senza venir meno agli impegni presi. E' anche evidente che si volta bandiera molto facilmente, visto che la questione centrale non &egrave; la tutela della lingua e dell'economia italiana, bens&igrave; il denaro e il rastrellamento dei fondi governativi. Insomma ci si ricorda di essere italiani solo quando bisogna battere cassa, organizzare spaghettate e tombolate o incassare i voti, mentre quando le nostre aziende sono diffamate e ridotte al fallimento non si alza un dito ( vedi <a href="http://www.osservatorioitaliano.org/read.php?id=49729">Il Made in Italy in Croazia: saccheggi e falsi patrioti</a> ) . Per non parlare poi delle avventure poco giornalistiche di alcuni personaggi, bisogna sempre capire che fine ha fatto il settore commerciale di queste iniziative e in che modo &egrave; stato strumentalizzato. Cosa hanno fatto i giornali o le associazioni italiane all'estero negli ultimi 50 anni, nonostante i fondi ricevuti dallo Stato italiano? Vista la crisi e la nuove esigenze di trasparenza nell'utilizzo dei fondi, prima di battere cassa bisognerebbe mettere nero su bianco i fondi ricevuti , mostrando in controparte i progetti realizzati e i risultati conseguiti. Il denaro pubblico non &egrave; un pozzo senza fine, non &egrave; un diritto che si pu&ograve; estorcere con dei vili ricatti 'cambiando bandiera' al soldo dei politici, bens&igrave; &egrave; una grande responsabilit&agrave; che bisogna rispettare ed infine meritare. La verit&agrave; &egrave; che l'era delle vacche grasse &egrave; finita e questi sono gli ultimi colpi di coda.

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