minacce di morte in una guerra virtuale
Il socialnetwork Facebook è ormai sempre più popolare, e ogni giorno conquista sempre più spazio nella nostra vita, tanto da essere diventato campo di per vere e proprie guerre e scontri tra gruppi appartenenti a diverse correnti politiche o con diverse opinioni sugli argomenti più disparati.
Sono gli stessi partiti politici, capi di Stato o personaggi pubblici in genere ad aver creato un proprio profilo facebook, nonostante il rischio di subire provocazioni da parte di rivali. E’ di pochi giorni fa la notizia, resa nota da alcuni media nei Balani, secondo cui il presidente serbo Boris Tadic e l’ex presidente della Croazia Stipe Mesic, sarebbero stati oggetto di minacce di morte. Pochi mesi fa, anche l’attuale presidente croato Josipovic, è stato vittima dello stesso episodio. E' apparso così in Facebook un gruppo dal titolo “Uccidere Mesic” a cui ha fatto seguito, negli ultimi giorni, l’invio di alcune lettere minatorie dirette proprio all'ex Presidente croato. In merito a quanto accaduto, Mesic si è rivolto alla polizia, cosa confermata anche dal portavoce del Ministero degli interni croato. Il gruppo “Uccidere Mesic”, dopo aver raccolto in Kosovo circa 5000 membri è stato oscurato. Secondo le dichiarazioni del portavoce della polizia croata, Krunoslav Borovec, la polizia sta indagando sui possibili autori di queste minacce. Lo stesso ex presidente era però caduto nella trappola virtuale, rispondendo in maniera non pacifica ai creatori di questo gruppo su facebook, dichiarando di non aver paura, e aggiungendo che queste minacce si vanno ad aggiungere a quelle ricevute da Ustasha e Cetnici. “Mai Ustasha e Cetnici hanno combattuto insieme, eccetto contro i partigiani, e vanno d’accordo solo quando attaccano me”, ha dichiarato Mesic, affermando ironico che 'la polizia serba troverà rapidamente gli autori, così come hanno trovato Mladic'. <br />
Facebook non lascia in pace i politici e li butta nella mischia delle chiacchiere “made in Balkans”. Il tono non è certo di alto livello culturale, e senza risparmiarsi, Mesic dichiara: “Sono arrivate certe lettere, una della quali firmata, mentre quelli che parlano su internet sono i semplici coglioni cetnici - aggiungendo che - per quelli non valgono nemmeno le minacce perchè comunque devono consegnare Ratko Mladic”. Insomma Mesic non si allontana dalle sue ossessioni che risalgono al periodo della guerra nei Balcani, dimostrando la solita la mancanza culturale dei suoi discorsi, e la totale mancanza di capacità di allontanarsi dalle sue paure dei vecchi guerrieri oppure dai suoi discorsi noiosi su Slobodan Milosevic, come era evidente durante il suo mandato. Il Ministro degli Interni, Ivica Dacic, ha confermato che la polizia serba farà tutte le indagini necessarie, ma allo stesso tempo si aspetta che anche la polizia croata si attivi, chiedendo un possibile aiuto da parte del Ministero di Giustizia. <br />
<br />
La cosa più interessante è che, quasi lo stesso giorno, anche il presidente Tadic ha ricevuto le stesse minacce di morte su Facebook, attraverso gli iscritti al gruppo: “Tadic non ti serve il Mercedes blindato perchè il cecchino ti aspetta”. La polizia serba ha subito avviato delle indagini su questo caso, e il Ministro Dacic ha sottolineato, ancora un altra volta, che servirebbe un aiuto da parte del Ministero di Giustizia americano, che dovrebbe intervenire direttamente fornendo informazioni utili sugli utenti di Facebook alla polizia, e permettere di risalire ai colpevoli. E’ interessante ricordare che proprio ieri, l’USAID ha firmato un Memorandum d’Intesa con cui supporteranno il lavoro del Ministero di Giustizia della Serbia. L’ambasciatrice Mary Vorlik ha confermato che negli ultimi nove anni l’America ha supportato la Serbia nella modernizzazione del sistema giudiziario, e questa iniziativa dell’USAID rappresenterà un altro passo in questa direzione. Il Memorandum è stato firmato dalla presidentessa del Consiglio giudiziario Nata Mesarovic, e dal direttore della agenzia per la sviluppo internazionale USAID, Michael Harvi. A seguito di ciò non appare strano che il Ministro Dacic si sia subito attivato richiedendo una collaborazione concreta con il Ministero di Giustizia degli USA. <br />
<br />
La cosa triste è che Facebook oggi ha la reale capacità di influenzare la società reale, ed una parte dell’opinione pubblica. E' in continua espansione e può essere un ottimo mezzo, oltre che per creare vari scontri, anche per fare propaganda politica o addirittura essere un mezzo di manipolazione. “La criminalità tecnologica”, come vengono definite certe azioni che possono attaccare la libertà di una persona, oppure la sua sicurezza, non ha più limiti. In futuro, casi come questi potrebbero diventare più frequenti, e diventeranno quotidiani gli episodi di attacchi ai politici, ma anche alle persone più vulnerabili della società, come i bambini per esempio. In internet scompare ogni regola, e così anche la Convenzione dei diritti umani e dell'infanzia, visto che gli stessi genitori non vedono l'ombra della manipolazione politica in cui sono entrati i loro figli. Fa riflettere il recente caso di un dodicenne di Belgrado, Rastko Procesta, che a causa dei suoi blog sull'indipendenza del Kosovo, sull'EU e la NATO, è stato minacciato di morte da vari gruppi di destra. La sua figura è divenuta presto oggetto di un fenomeno mediatico, visto che il bambino ha affermato pubblicamente che “è serbo ma riconosce l`indipendenza del Kosovo” oppure “che a Srebrenica è avvenuto un genocidio”, divenendo persino protagonista di una trasmissione della TV B92, presentato come l`autore del libro “Serbia e NATO:pro e contro”. Ci chiediamo però come possibile che dei bambini minorenni, che dovrebbero essere protetti dai genitori soprattutto nell'uso di Internet. Per questi casi, così utili alla propaganda politica della comunità internazionale, cade ogni regola della Convenzione ONU per i diritti dell'infanzia, compreso l'articolo 13, che difende la libertà di espressione, ma "in relazione all'età e alla sua maturità". Così Facebook mette in pericolo anche la vita di un bambino di 12 anni, che dopo ha dovuto chiedere la protezione della polizia. Forse anche questo fa parte delle guerre virtuali in cui nessuno pensa, ma anche gli stessi genitori, e i loro bambini sono dei piccoli guerrieri coinvolti nella politica che manipola il mondo.
<em><strong>Biljana Vukicevic</strong></em>