saccheggi e falsi patrioti
Si è tenuta lo scorso 11 marzo all'Hotel Regent di Zagabria la riunione periodica del Comitato consultivo dell'Imprenditoria Italiana in Croazia, alla presenza dell'Ambasciatore d'Italia in Croazia Alessandro Pignatti, di Alessandro Liberatori, Direttore dell'Ufficio ICE di Zagabria, e dei rappresentanti di un centinaio di imprese italiane, nonchè il deputato italiano nel Parlamento croato Furio Radin.
La conferenza ha spaziato dalle prospettive future ai nuovi investimenti, ma ha anche avuto modo di sollevare la questione della lacuna dell'informazione nei Balcani, e dell'impotenza degli imprenditori dinanzi a situazioni di crisi. Si è tenuta lo scorso 11 marzo all'Hotel Regent di Zagabria la riunione periodica del Comitato consultivo dell'Imprenditoria Italiana in Croazia (CCIIC), presieduto dall'Ambasciatore d'Italia in Croazia<strong> Alessandro Pignatti Morano di Custoza</strong> e coordinato da Alessandro Liberatori, Direttore dell'Ufficio ICE di Zagabria. Presenti alla riunione i rappresentanti di un centinaio di imprese italiane operanti in Croazia, il deputato italiano nel Parlamento croato Furio Radin, nonché alcuni rappresentanti dell'Agenzia per gli Investimenti della Croazia. I colloqui e gli interventi dei diversi relatori si sono snodati intorno a tematiche di ampio spettro, dalle prospettive future dell'economia della Croazia e le possibili cooperazioni da pianificare, ai nuovi investimenti soprattutto nel settore energetico e delle infrastrutture. Da qui, sono scaturite le diverse iniziative promosse da istituzioni ed imprese italiane come contributo all'espandersi dell'autentico'made in Italy' in Croazia, con ambiziosi progetti di lungo termine e tanti buoni propositi. Parole che spesso si possono ascoltare nelle conferenze e nelle riunioni ufficiali di questo tipo, durante le quali vengono valorizzati in particolar modo i grandi risultati raggiunti, e minimizzati al contrario i problemi e le difficoltà incontrate, nonostante il fatto che i Balcani siano mercati difficili da comprendere e da domare. <br />
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Da questo punto di vista, l'imprenditoria italiana si va a scontrare spesso con una realtà molto diversa da quella descritta da società e consulenti per la internazionalizzazione delle imprese, i cui report si basano su dati macroeconomici e generalisti, nonhè contesti industriali e commerciali fin troppo rosei, pur essendo comprovati da stime e valutazioni di banche e istituzioni finanziarie nazionali ed internazionali. Dal progetto alla sua implementazione, vi sono però molte fasi intermedie di valutazione, che non possono prescindere dalle condizioni contingenti del singolo e particolarissimo caso, che può essere la storia di una fabbrica, le abitudini e il costume locale oppure la prassi non scritta, ma in uso presso le amministrazioni locali. E' chiaro che gli enti di intermediazione possono solo limare questi aspetti con l'autorevole intervento di ambasciatori e rappresentanti del Governo italiano, sempre che l'impresa italiana a rischio ne valga in qualche modo la pena. In caso contrario, accordi e interessi di 'forza maggiore' vanno a sacrificare la piccola o media impresa italiana, che si trova in Croazia o nei Balcani e ha investito i propri soldi, il proprio lavoro e i propri sacrifici, e non solo una garanzia bancaria o un incentivo statale. <br />
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Molto ha insegnato agli imprenditori italiani in Croazia il caso dei<strong> F.LLI Ladini </strong>e <strong>La Distributrice Srl</strong>, che ha subito un vero e proprio esproprio della fabbrica Dalmatinka Nova, e così di un investimento di circa 10 milioni di euro. Per molto tempo gli appelli degli imprenditori italiani sono caduti nel vuoto, non essendo forse chiara la gravità di una situazione in cui La Distributrice aveva subito una tassazione illecita degli investimenti effettuati, il blocco dei conti correnti da parte del Fisco croato, e così un danno per la produzione stessa. A questo si è aggiunto il fatto che il sindacato dei lavoratori NHS di Sinj, con il sostegno del Ministero della Finanza e del Tribunale Commerciale di Spalato, ha approfittato della situazione per chiedere il fallimento della Dalmatinka per il mancato pagamento dei salari. Insomma un concatenarsi di situazioni surreali, percepite ancor più come un'ingiustizia dall'ostruzionismo delle autorità, che consentivano l'umiliazione e l'aggressione pubblica degli imprenditori da parte dei sindacalisti. Un sentimento di rancore che, stando alle stesse parole di Ladini, sembra appartenere all'era della Seconda Guerra Mondiale e non del XXI secolo. <br />
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Occorre, tuttavia, ammettere che in seguito all'uscita del caso sui media qualcosa è cambiato e il motore di protezione dei Sistema Italia si è attivato. "<em>Ho rivolto i miei complimenti all'ambasciatore italiana Alessandro Pignatti, che ha agito in maniera altamente professionale, intervenendo personalmente per risolvere il nostro problema</em> - afferma <strong>Gianfranco Ladini</strong> per l'<em>Osservatorio Italiano</em> -.<em> L'ambasciatore ha pubblicamente dichiarato dinanzi all'assemblea che il caso della Dalmatinka è giunto all'attenzione delle istituzioni italiane, le quali hanno constatato e confermato le irregolarità commesse dal Ministero del Tesoro e del Tribunale Commerciale di Spalato. Mi è stato confermato </em>- continua -<em> anche che il Governo italiano ha inviato tre proteste formali, rispettivamente al Ministro della Giustizia, degli Affari Esteri e dell'Industria, per contestare l'illecita tassazione dei capitali e la dichiarazione coatta del fallimento</em>". L'Italia chiede infatti il rispetto della "<em>Convenzione italo-croata per la tutela degli investimenti esteri e la reciproca assistenza giudiziaria in materia civile e amministrativa</em>", accertando così che quella ai danni di Ladini è stata una vera e propria truffa. Allo stesso modo, Gianfranco Ladini, prendendo la parola dinanzi all'Assemblea degli imprenditori italiani, a conclusione del suo intervento di stima e gratitudine per l'ambasciatore italiano, non si ferma dal criticare gli enti italiani che non forniscono un'adeguata informazione ed assistenza agli imprenditori italiani. Una critica che si traduce nelle parole di stima nei confronti dell'intervento del media della <strong>Rinascita Balcanica</strong>, che ha "<em>colmato la grande lacuna dell'informazione italiana nei Balcani, offrendo così un'alternativa ed un punto di riferimento alle imprese per comprendere cosa accade nei Paesi e nelle economie in cui investono i propri soldi</em>". Un'osservazione che non ha potuto non provocare l'imbarazzo dei relatori presenti, come il rappresentante dell'Istituto del Commercio Estero a Zagabria, che cerca di placare le polemiche ricordando la natura meramente 'istituzionale' e non di media o quotidiano dell'ICE, ed in quanto tale 'non può diramare informazioni di tipo giornalistico'. <br />
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Parole che risuonano a loro volta anche come un'ammissione di un limite dell'ICE, insito nella sua natura amministrativa e di ente burocratico, che intralcia così la sua flessibilità sul campo. Ma questo problema non è solo dell'ICE, bensì di molte strutture estere presenti nei Balcani, dalle associazioni alle ONG, dalle Camere di Commercio alle agenzie internazionali di consulenza che, nonostante il massiccio impiego di fondi, sono riuscite a raggiungere solo un livello di sostenibilità. Stesso discorso per i cosiddetti rappresentanti della comunità italiana in Croazia, che al momento fungono solo da personaggi politici di contorno e di circostanza, sempre presenti alle manifestazioni commemorative della Seconda Guerra Mondiale, ma puntualmente assenti quando occorre risolvere problemi pratici. Ricordiamo così il rappresentante italiano presso il Parlamento croato<strong> Furio Radin</strong> che - in occasione della riunione dell'11 marzo - non perde occasione per esprimere il suo ringraziamento nei confronti del Governo italiano e del suo sostegno alla Comunità Italiana, ma si guarda bene dal farsi carico di ogni responsabilità che riguarda la scelta degli imprenditori e degli investimenti. Precisa così la sua estraneità ai fatti che riguardano l'esito del caso Ladini, non sentendosi direttamente coinvolto. <br />
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Altra faccia della stessa medaglia i movimenti politici e le associazioni degli Italiani di Istria e Dalmazia che, nonostante continuino a ricevere fondi e sostegno dal Governo italiano e da quello croato, il loro ruolo resta anacronistico ed inadeguato, e molto spesso danneggiano la stessa immagine dell'Italia e delle imprese italiane in Croazia. Come dimenticare la reazione dell'Unione degli Istriani all'annuncio della presentazione del cortometraggio di uno studente sloveno intitolata "<em>Trst je nas - Trieste è nostra</em>" , scatenando una propaganda contro la proiezione del film senza neanche conoscere il contenuto. Lo schiamazzo allora fu tale al punto da riuscire ad ottenere nelle 24 ore una dichiarazione del Ministro degli Esteri Frattini, che ha assecondato la polemica e si è unito al coro delle proteste, prestando infatti fiducia a quanto gli era stato riferito. Tutto si è poi risolto in un nulla di fatto, visto che il cortometraggio non aveva alcun contenuto politico, ma solo un titolo provocatorio. Quanto accaduto allora dimostra, comunque, come queste associazioni sanno smuovere le acque e i poteri solo quando si vanno a toccare sentimenti di stupido nazionalismo, o di 'orgoglio istriano', dimenticando invece che centinaia di imprenditori sono quotidianamente bersaglio di discriminazione, altre centinaia di persone non riescono a comprare ancora una casa sulle coste croate solo perché sono italiani. Dove sono queste associazioni e questi fervidi sostenitori della patria quando falliscono o vengono saccheggiate le imprese italiane, che sono frutto dei sacrifici e del lavoro dell'Italia? Tutti spariscono, e resta il solito grande vuoto che non può essere colmato con un ufficio di una camera di commercio.
Tante associazioni culturali ricevono soldi da questa leadership di Governo ma sono sempre pronti a parlarne male, e vengono accreditate dalle stesse ambasciate e consolati come personaggi in realtà insignificanti,che non hanno mai dato un serio contributo alla piccola e media impresa, vistasi depredata in questi paesi difficili, perchè non capiti. Le camere di commercio neanche aggiornano i loro siti web da mesi e sono rinchiusi nelle loro congreghe, senza avere una vera conoscenza del territorio, sempre presenti a 'feste e festicciole' di poco conto, mentre non sono neanche capaci a fare lobby e a confrontarsi con una realtà locale. Oggi per difendere il Made in Italy, quello tecnologico e dell'innovazione, serve un sistema cibernetico telematico che sia controllato anche dalle imprese, perchè le camere di commercio hanno fallito,hanno creato degli apparati di piccole lobbies personali, di piccole entità economiche che soffocano gli imprenditori. Nonostante il fatto ci siano falsi patrioti che denigrano il lavoro della nostra italianità, nonostante le campagne diffamatorie e gratuite orchestrate costantemente da gruppi di potere, l<strong>'Osservatorio Italiano</strong> si è impegnato in questi anni a costruire un sistema cibernetico in grado di creare una grande rete italiana. Molti giovani italiani si sono impegnati a costruire la<strong> tela del Baltico-Adriatico</strong> con costanza e dedizione, per difendere l'immagine del nostro Paese all'estero, e sopratutto le aziende italiane.
<em><strong>Fulvia Novellino</strong></em>