Il comparto energetico della Republika Srpska mostra una fragilità strutturale che intreccia sicurezza di approvvigionamento, assetti proprietari e tensione sociale. La miniera e centrale termoelettrica (RiTE) di Ugljevik, asset chiave di Elektroprivreda RS, è ferma da quattordici giorni per mancanza di carbone, mentre i lavoratori hanno tenuto uno sciopero di avvertimento di un'ora chiedendo il versamento dei contributi e l'avvio della trattativa salariale: il sindacato quantifica in circa 7,8 milioni di marchi il debito per imposte e contributi non pagati.
Il nodo è il giacimento dato in concessione dieci anni fa a Comsar Energy, riconducibile a capitali russi: l'entità ne ha riacquistato i diritti per circa 240 milioni di marchi, ma l'estrazione non è ancora partita. Il direttore Žarko Novaković esclude fallimento e privatizzazione e annuncia una ricapitalizzazione da 15 milioni per gli espropri e lo spostamento della strada Ugljevik-Mezgraja.