L'aumento dei traffici lungo le rotte tra Asia ed Europa sta rendendo sempre più evidente un limite strutturale dei corridoi terrestri: le frontiere restano un punto di forte rallentamento della catena logistica. Il programma BUILD dell'ADB interviene proprio su questo problema, puntando a trasformare i valichi da colli di bottiglia in nodi logistici più efficienti e digitalizzati, con effetti particolarmente rilevanti per il Corridoio di Mezzo e per il ruolo dell'Azerbaigian al suo interno.

L'espansione dei traffici tra Asia ed Europa sta mettendo sotto pressione uno dei punti più critici delle nuove rotte terrestri - le frontiere. È su questo nodo che interviene il programma BUILD dell'ADB, che punta a modernizzare i valichi e a digitalizzare le procedure lungo la rete CAREC.

L'obiettivo è ridurre i tempi e i costi che oggi limitano la competitività dei corridoi eurasiatici, con un'attenzione particolare al Corridoio di Mezzo, nel quale l'Azerbaigian rappresenta uno snodo centrale tra Asia centrale, Caucaso ed Europa. Il progetto BUILD dell'Asian Development Bank (ADB) ha un valore complessivo di 400 milioni di dollari e coinvolge 11 Paesi, tra cui Azerbaigian, Kazakistan, Uzbekistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan, Afghanistan, Georgia, Pakistan, Mongolia e Cina.

L'ADB metterà a disposizione fino a 385 milioni di dollari, oltre a 15 milioni di dollari di grant, mentre è previsto il coinvolgimento di ulteriori partner per mobilitare fino a 150 milioni di dollari di cofinanziamenti. I singoli interventi potranno arrivare a un massimo di 50 milioni di dollari.

La novità più interessante del programma è però che la modernizzazione non sarà limitata alle infrastrutture fisiche. BUILD prevede l'introduzione di un sistema “single window”, attraverso il quale le procedure amministrative e doganali possono essere integrate, e l'utilizzo di tecnologie di intelligenza artificiale per la gestione dei rischi.

L'obiettivo è quindi passare da una semplice modernizzazione dei valichi a una digitalizzazione dei processi di frontiera. Questo è particolarmente importante perché i corridoi internazionali coinvolgono numerosi sistemi doganali e amministrativi.

Se la merce deve essere sottoposta a procedure ripetute a ogni frontiera, la maggiore velocità ottenuta su una tratta ferroviaria rischia di essere persa successivamente. L'integrazione delle procedure può quindi avere un impatto economico quasi altrettanto importante della realizzazione di nuove infrastrutture.

Se il programma riuscirà a ridurre realmente i tempi di frontiera, l'effetto non sarà limitato ai singoli valichi. La vera partita, quindi, non è soltanto costruire nuove infrastrutture, ma trasformare una sequenza di frontiere nazionali in una catena logistica più integrata e digitalizzata.