La competizione sui corridoi eurasiatici sta ridisegnando i flussi fra Russia, Iran, India e Cina, e l'Armenia rischia di restarne periferica. Secondo il centro APRI Armenia, il progetto TRIPP porterebbe a Erevan appena 23 milioni di dollari l'anno, contro i 388 milioni che deriverebbero da uno sblocco generale delle comunicazioni regionali; per l'Azerbaigian la differenza fra i due scenari è marginale, e l'analista Sergey Melkonyan avverte che concentrarsi sul solo TRIPP rischia di legittimare un nuovo formato di blocco.
Mosca e Baku hanno intanto confermato la centralità del corridoio Nord-Sud, con il traffico cresciuto dell'87% nei primi quattro mesi del 2026 e l'impegno azerbaigiano a garantire cinque milioni di tonnellate di transito entro il 2028. L'osservatorio della Banca eurasiatica per lo sviluppo censisce 402 progetti per 345 miliardi di dollari in tredici Paesi: all'Armenia ne attribuisce 5,2 miliardi, il 17,8% del PIL, ma di fatto concentrati nella sola autostrada interna, il cui costo è salito da meno di uno a tre miliardi e la cui consegna slitta al 2032, con oneri su credito estero e debito pubblico.