Nel caso in cui a gennaio venissero introdotte sanzioni contro la società serba NIS (Naftna industrija Srbije), ciò avrebbe inevitabilmente ripercussioni sull'economia croata a causa delle forniture di petrolio. Le sanzioni che potrebbero entrare in vigore avranno un impatto significativo sull'industria petrolifera della Serbia.

Le possibili sanzioni potrebbero includere la cancellazione dello SWIFT, ovvero il blocco dei pagamenti per il petrolio greggio, mentre un'altra versione, forse più certa, è il divieto di trasporto tramite JANAF, ovvero il gasdotto croato che raggiunge la raffineria di Pancevo. La Croazia, attraverso la sua società petrolifera JANAF (Jadranski Naftovod), si trova coinvolta nella questione legata alle sanzioni internazionali contro NIS, a causa del trasporto di petrolio tramite il suo gasdotto.

Questo gasdotto è cruciale per il rifornimento di petrolio della raffineria di Pancevo e per altre raffinerie della regione. In risposta alle preoccupazioni sollevate dalle sanzioni, JANAF ha dichiarato che ha un contratto triennale con NIS per il trasporto di 10 milioni di tonnellate di petrolio fino al 2026, ma non ha fornito dettagli concreti sulle misure che adotterebbe se le sanzioni venissero effettivamente implementate.

Croazia mira a avere il proprio ruolo come hub energetico strategico per la regione dei Balcani. Il terminale di Omisalj e l'oleodotto Janaf sono cruciali per il rifornimento di petrolio non solo per la Croazia, ma anche per altri paesi della regione, in particolare la Serbia, che dipende significativamente dalle forniture di petrolio provenienti da NIS.

Quindi, la posizione geostrategica della Croazia è importante sia per la sicurezza energetica nazionale che per quella di paesi vicini, come la Serbia.