L'Iran sta cercando di esercitare una crescente influenza in Iraq e tra i gruppi curdi, particolarmente attraverso il PUK (Unione Patriottica del Kurdistan). Questi i timori del Governo di Ankara, all'indomani della visita di Massoud Pezeshkian in Iraq, ritenendo che il suo approccio proattivo verso le comunità curde, sottolinea l'intenzione di Teheran di rafforzare alleanze e contrapporsi all'influenza turca.

Allo stesso tempo, la collaborazione tra il PUK e il PKK rappresenta un punto di frizione per Ankara, che teme l'indebolimento della propria posizione nella regione. Perciò, si teme che potrebbero essere formate le alleanze inattese contro la Turchia, con potenze straniere che supportano movimenti separatisti curdi nella regione.

Le reazioni della Turchia alle politiche iraniane e ai movimenti curdi sono descritte come una risposta proattiva a minacce percepite. Le operazioni militari turche contro il PKK e i tentativi di legittimare la propria presenza in Iraq sono parte di una strategia per contenere l'influenza iraniana e salvaguardare gli interessi nazionali.

L'Iran, sfruttando le sue radici storiche e le alleanze strategiche, sta cercando di affermare la sua influenza, mentre la Turchia risponde con misure militari e diplomatiche per difendere i propri interessi. Questo ciclo di azione e reazione potrebbe plasmare ulteriormente la regione nel prossimo futuro.

L'accordo di cooperazione firmato tra Turchia e Iraq nel 2024 rappresenta un passo significativo per Ankara, che non solo legittima la sua presenza militare in Iraq, ma cerca anche di rafforzare i legami economici e infrastrutturali attraverso progetti come il progetto Development Road. Teheran sta utilizzando strategie per limitare l'influenza turca, collaborando con altre potenze come Francia e Russia.

Questo riflette un approccio coordinato per affrontare le ambizioni turche, in un contesto dove il ritiro previsto delle forze statunitensi dall'Iraq potrebbe cambiare radicalmente le dinamiche di potere regionali.