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Podgorica - Il Montenegro non è interessato all'iniziativa "piccolo Schengen" (CEFTA+), lo spazio economico unico in cui si svolgerebbe lo scambio della merce tra i Paesi dei Balcani occidentali senza trattenimenti alle frontiere. Questa è l'idea del…
Podgorica - Il Montenegro non è interessato all'iniziativa "piccolo Schengen" (CEFTA+), lo spazio economico unico in cui si svolgerebbe lo scambio della merce tra i Paesi dei Balcani occidentali senza trattenimenti alle frontiere. Questa è l'idea del Presidente della Serbia, Aleksandar Vucic, che ha anche firmato, nel mese di ottobre, l'iniziativa sullo stabilimento di questa zona insieme al Primi Ministro della Macedonia del Nord, Zoran Zaev, ed il Primo Ministro dell'Albania, Edi Rama. In quest'occasione, sono stati invitati anche altri Paesi della regione a sostenere l'iniziativa, ha riportato il portale Capital, il 7 novembre.<br /> <br /> Il Montenegro però ha presentato il suo atteggiamento ufficiale alle istituzioni della Bosnia ed Erzegovina (BiH), cioè al Ministero degli Affari Esteri della BiH. Nel documento, il Montenegro indica di essere soddisfatto dal livello attuale della collaborazione regionale che assicura il progresso ai Paesi della regione nelle integrazioni europee. La nuova iniziativa deve essere considerata con attenzione perché non offre un contributo concreto allo sviluppo dei rapporti regionali, affermano dal Montenegro. La conseguenza di tale iniziativa può essere la frammentazione all'interno dei Balcani occidentali, mentre questa potrebbe essere sfruttata per fini politici regolari in alcuni Paesi. Mirko Sarovic, il Ministro del Commercio Estero e dei Rapporti Economici della BiH, il più grande sostenitore dell'idea del "piccolo Schengen", ha provato a convincere l'ambasciatore del Montenegro in BiH della sostanza dell'iniziativa, cioè che l'iniziativa rappresenta la riforma dell'accordo di CEFTA. Sarovic ritiene che il "piccolo Schengen" potrebbe riuscire solo se tutti i Paesi diventano membri dell'accordo finale. Se la BiH accetta l'iniziativa anche senza il Montenegro, Sarovic afferma che il rapporto economico tra i due Paesi non sarà cambiato. Il Ministro ritiene che l'Accordo centro-europeo di libero scambio (CEFTA), ultimamente ha mostrato vari svantaggi, per cui è necessaria la sua riforma. Il più grande progresso si sentirebbe nei confini, che finora sono stati gli ostacoli principali del libero commercio. Comunque, è chiaro che l'iniziativa del "piccolo Schengen" non sarebbe facile da realizzare. Oltre al Montenegro che non è interessato, l'Albania ha condizionato la propria partecipazione richiedendo che il Kosovo, che ha causato il fallimento di CEFTA, entri a far parte della collaborazione regionale.<br /> <br /> Il Montenegro non ha uno scambio commerciale sviluppato con i Paesi del vicinato, per cui non è nel loro interesse aprire i confini attraverso il "piccolo Schengen". Entro la fine di settembre, la BiH ha esportato 335.54 milioni di BAM di merce in Montenegro, mentre il loro export verso la BiH era di 51.14 milioni di BAM. Nel 2018, la Serbia ha fatto l'export di 960 milioni di BAM in Montenegro, mentre l'import era 10 volte inferiore. L'economista Igor Gavran ritiene che l'iniziativa non è reale nelle condizioni attuali, principalmente per i rapporti politici tra i Paesi della regione, ma anche per lo squilibrio economico in cui la Serbia è più forte degli altri. La BiH non ha l'interesse economico sufficiente nell'iniziativa che potrebbe provocare anche effetti negativi. L'ulteriore apertura del mercato sarebbe buona per la Serbia, che potrebbe aumentare l'export, mentre la BiH non è sufficientemente concorrente in questo settore. Gavran ritiene che la BiH dovrebbe sfruttare l'accordo attuale e rinforzare la propria concorrenza, ma anche l'ambito economico interno per poter approfittare, in futuro, di iniziative del genere.<a href="#footnote-1" id="footnote-marker-1-1" rel="footnote"></a><a href="#footnote-2" id="footnote-marker-2-1" rel="footnote"></a><br /> <br /> <br />
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