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Pristina - La Comunità Islamica del Kosovo (BIK) ancora non ha chiesto il permesso edile per la costruzione della Grande Moschea a Pristina, ma ha avviato la fase preparatoria per la sua costruzione. Il portavoce della BIK, Ahmet Sadriu, ha confermato a…
Pristina - La Comunità Islamica del Kosovo (BIK) ancora non ha chiesto il permesso edile per la costruzione della Grande Moschea a Pristina, ma ha avviato la fase preparatoria per la sua costruzione. Il portavoce della BIK, Ahmet Sadriu, ha confermato a Kallxo.como che la società ingaggiata ha avviato i lavori preparatori: "la società sta progettando i lavori per la sistemazione della rete elettrica, dell'acqua, della rete fognaria e di altri in coordinamento con il comune di Pristina".<br /><br /> Il portavoce del Comune di Pristina, Adonis Tahiri, ha affermato che la BIK ha soddisfatto i criteri edili, ma ancora non ha richiesto il permesso edile. La delibera per la costruzione della Grande Moschea è stata approvata nel 2012, quando il sindaco della capitale era Isa Mustafa. Con un voto unanime la locazione stabilita per la sua costruzione è nelle vicinanze della Posta Centrale (PTK). La BIK, già nel 2013, ha iniziato a chiedere il permesso per la locazione stabilita, suscitando reclami e contestazioni; inizialmente l'edificio doveva essere costruito nel campus universitario, ma si decise altrimenti. Nel 2013, la BIK ha presentato tutti i progetti elaborati da 81 studi di architetti provenienti da trenta Paesi del mondo; un mese dopo la gara l'ha vinta la società turca "KOMAS", con il progetto di Zaha Hadid Mohammad, un architetto iracheno britannico, la costruzione l'avrebbe finanziata la Comunità Islamica della Turchia usando dai 35 ai 40 milioni di euro.<br /><br /> La BiH è irritata dal comune di Pristina, che non avvia l'inizio dei lavori. Il capo della BIK, Naim Tërnav, minaccia di iniziare i lavori, senza permesso, se il comune non lo rilascia, ma il sindaco di Pristina, Shpend Ahmet, ha confermato che la Grande Moschea è molto importante e non sarà bloccata. <a href="#footnote-1" id="footnote-marker-1-1" rel="footnote"></a> <a href="#footnote-2" id="footnote-marker-2-1" rel="footnote"></a><br /> <br /> La Turchia finanzia la rinascita delle predicatrici dell'islam in Kosovo<br /><br /> Nella moschea "Uhud" a Prizren, città sud-occidentale del Kosovo, capocentro culturale del Paese per interi secoli, incrocio di commercianti e religiosi, delle donne in uniforme leggono a voce alta i versi del Corano. Così BalkanInsight ha esaminato e descritto la rinascita delle imam in Kosovo. Tra le più giovani predicatrici della BIK c'è Mejreme Uka, la quale spiega che le imam o "mualime" erano presenti durante il periodo ottomano, ma sparirono con l'arrivo del comunismo. Ora la Turchia sta finanziando la loro rinascita.<br /><br /> "I tempi stanno cambiando. Prima le imam non sapevano leggere il Corano. Ora gradualmente anche nella religione le cose si stanno modernizzando, riprendendo il posto che gli aspetta", ha detto Uka alla BIRN, sedendosi sul luogo centrale nella moschea, che solitamente è riservato per gli imam.<br /><br /> Il crollo del comunismo, la sanguinosa disintegrazione della Jugoslavia e il trauma di una guerra del 1998-99 per staccarsi dalla Serbia ha contribuito al risveglio dell'Islam tra alcuni albanesi del Kosovo e ora, dopo un secolo, le donne stanno predicando di nuovo il Corano.<br /><br /> "Questa tradizione non è nuova in Kosovo. Nel periodo ottomano c`erano molte mualime. Con il crollo dell'impero, le donne sono state cacciate dalle moschee", dice Besa Ismaili, fondatrice del dipartimento femminile all'interno della BIK: "come giovani islamiste abbiamo il compito di far luce su quella parte della storia che è stata chiusa in modo violento".<br /><br /> Masooda Bano, professore di studi sullo sviluppo presso l'Università di Oxford conferma a BIRN che sta aumentando il numero delle predicatrici e insegnanti islamiche nel mondo mussulmano, anche nei Paesi secolari: "la tendenza in Kosovo non fa eccezione, ossia le donne non secolarizzeranno l'Islam, anzi apprenderanno meglio i valori tradizionali come risultato della lettura più accurata dei testi islamici".<br /><br /> In Kosovo, la Turchia sta promuovendo in modo attivo la rinascita della tradizione, parte di un estensione nei vecchi territori ottomani. A Pristina, due moschee hanno nomi di donne "Hatunije" e "Kaderije" entrambe costruite dalle donne predicatrici nel periodo dell'Impero Ottomano.<br /><br /> L'assistente di Uka, alle preghiere e all'insegnamento del Corano è Hylia Bash, una donna turca inviata in Kosovo e pagata, insieme a suo marito, Murat Bash, dalla Comunità Islamica Turca, la Diyanet.<br /><br /> "L'obiettivo dello Stato turco è, non solo in Kosovo, ma ovunque cancellare i pregiudizi che l'islam non è buono ma qualcosa di cui avere paura. L'obiettivo della Turchia è dimostrare che la religione islamica è buona", ha detto Bash, che ha lasciato i figli ai familiari per venire in Kosovo.<br /><br /> Uka ha spiegato che prima che Diyanet la pagasse, il suo salario pagato dalla BIK non era sufficiente per vivere. Vedat Sahiti, consigliere del capo della BIK, Naim Tërnava, conferma che attualmente 10 mualime vengono pagate dalla Turchia: "rafforzando il ruolo della donna e proteggendo i nostri giovani da qualsiasi possibile estremismo e radicalismo abbiamo chiesto sostegno finanziario alla Turchia". La Turchia non solo paga i salari, ma invia anche gli imam per servire nei luoghi in cui vive la comunità turca in Kosovo, un pratica applicata anche dal Kosovo, che invia gli imam in Turchia, nelle zone in cui vivono gli albanesi. La BIRN ha richiesto informazioni alla Diyanet e all'ambasciata turca a Pristina sul sostegno alle donne predicatrici, ma le due istituzioni hanno rifiutato di rispondere. Intanto Violeta Smajlaj-Myrtaj, un'altra predicatrice, con dottorato in giurisprudenza islamica conseguito in Giordania, guida il ramo locale del dipartimento femminile della BIK; lei predica in un piccola stanza in un centro commerciale a Gjakova, rafforzando il ruolo della donna nella società. La predicatrice informa che circa 30 donne si laureano ogni anno presso la Facoltà degli Studi Islamici in Kosovo, ma ciò nonostante, mancano le mualime e la BIK non ha sufficienti fondi per pagarle. Tra le mualime pagate dalla Turchia, Sala Mehmeti Hajdari, 35 anni, afferma di imbattersi, ogni giorno, nel disprezzo dei cittadini di Podujevo, dove lei insegna il Corano per le donne e i bambini, in doppio turno, al secondo piano della principale moschea della città. Il sostegno turco all'islam in Kosovo e nei Balcani viene visto da molti con sospetto. Tra questi c'è Xhabir Hamiti, professore di teologia presso la Facoltà degli Studi Islamici a Pristina: "negli ultimi anni, gli investimenti sono stati concessi solo a enti religiosi. Ma oltre alla preghiera, il Paese ha bisogno di laboratori scientifici, istituti di ricerca e di altri investimenti che aiuteranno a migliorare il benessere dei cittadini. L'obiettivo di Ankara è divulgare l'influenza turca in Kosovo, ma la povertà e la mancanza di prospettiva mettono a rischio il rapporto con la fede e con Dio". <a href="#footnote-3" id="footnote-marker-3-1" rel="footnote"></a><br /> <br /> <br />
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