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Podgorica/Bruxelles - Alla recente Conferenza Intergovernativa in Lussemburgo, il Montenegro ha aperto il 17° capitolo nei negoziati di adesione che si riferisce all'unione economica e monetaria. Commentando l'apertura di tale capitolo, Il deputato dei…
Podgorica/Bruxelles - Alla recente Conferenza Intergovernativa in Lussemburgo, il Montenegro ha aperto il 17° capitolo nei negoziati di adesione che si riferisce all'unione economica e monetaria. Commentando l'apertura di tale capitolo, Il deputato dei Democratici, Zdenka Popovic, ha fatto notare che uno Stato che vuole aderire all'Unione europea (UE) dovrebbe mantenere la stabilità della moneta nazionale nei confronti dell'euro almeno per due anni prima dell'adesione. Questo, come ha spiegato, solleva la questione se le autorità europee richiederanno al Montenegro l'introduzione di una moneta nazionale al fine di poter soddisfare questo criterio e se Bruxelles consentirà l'uso dell'euro come moneta a un Paese che non fa parte dell'unione monetaria e dell'UE. Popovic ha ricordato che il Montenegro ha effettuato la conversione del DEM in EUR nel 2002, quando il Consiglio dell'Economia e della Finanza dell'Unione europea (ECOFIN) ancora non aveva adottato la decisione sul divieto dell'introduzione unilaterale dell'euro in un sistema monetario fuori dell'UE. L'UE non poteva impedire l'introduzione unilaterale dell'euro in Montenegro, dato che si tratta di una valuta globale che può essere acquistata da chiunque, come qualsiasi altra merce. Dall'altra parte, secondo le regole dell'UE, un Paese può utilizzare l'euro solo dopo che è diventato membro dell'UE. La posizione dalla Commissione Europea, dalla Banca Centrale Europea e dall'ECOFIN nei confronti del Montenegro, dal momento dell'apertura del capitolo 17, non è ancora nota. È chiaro che il Montenegro non ha adempito nessuna delle condizioni in materia di gestione della politica monetaria, in particolare quella sull'uso dell'euro. Tra i criteri per entrare nell'unione monetaria ci sono sono anche un alto grado di stabilità dei prezzi, finanze pubbliche sostenibili, stabilità dei tassi di interesse sui titoli di Stato a lungo termine, deficit di bilancio non superiore al 3% del PIL e debito pubblico non superiore al 60% del PIL.<a href="#footnote-1" id="footnote-marker-1-1" rel="footnote"></a><br /> <br /> <br />
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