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Tirana - La più potente organizzazione criminale italiana "Cosa Nostra" ha istituito le proprie basi in Albania. La notizia allarmante non è stata diffusa dai media, ma è giunta dallo stesso Ministro italiano degli Interni Marco Minniti attraverso il report…
Tirana - La più potente organizzazione criminale italiana "Cosa Nostra" ha istituito le proprie basi in Albania. La notizia allarmante non è stata diffusa dai media, ma è giunta dallo stesso Ministro italiano degli Interni Marco Minniti attraverso il report sul secondo semestre 2016 delle indagini della Direzione Antimafia presentato nel Parlamento italiano. L'11 luglio di quest'anno, Minniti ha informato il Parlamento e il Senato italiano che l'organizzazione "Cosa Nostra" sta svolgendo attività anche in Albania nello specifico nella pagine 64-65 di questo report.<br /><br /> "Il traffico della droga è il settore che ci ha permesso, in questo semestre, di capire i segnali dell'attività di Cosa Nostra anche in Albania", si apprende dal report presentato dal Ministro degli Interni, Marco Minniti.<br /><br /> Tale informazione è giunta dopo l'operazione "Rubens" dove è stato fermato l'uomo del clan Carollo di Palermo. Il membro della famiglia mafiosa Carollo aveva istituito una banda che portava la cannabis dall'Albania a Milano. Inoltre è stato menzionato un altro caso identificato a novembre 2016, quando a Catania in Sicilia è stata sequestrata quasi 1 tonnellata di cannabis.<br /><br /> "Le indagini ha consentito l'identificazione dell'Albania come paese d'origine del carico, le coste della Puglia come luogo di accesso e l'asse stradale della Calabria come canale di transito per la Sicilia", si apprende dal report.<br /><br /> Le autorità italiane sono allarmate perché gli albanesi da fornitori di cannabis sono diventati anche grossi trafficanti di cocaina, a cerchio chiuso, dunque dal Paese d'origine in America Latina fino in Italia. Il Ministro Minitti si è espresso in merito all'operazione "Oceano" nel corso della quale sono state arrestate 18 persone, di cui 11 albanesi e 7 italiani. Gli italiani coprivano la parte logistica del gruppo trovando basi nascoste e telefoni non intercettabili. Il gruppo aveva due capi: uno italiano e uno albanese specializzati nella cannabis e nell'eroina. L'Albania da tempo è la "strada balcanica" della droga per le famiglie mafiose italiane e la cooperazione con gli albanesi ha radici antiche. Ma ormai le famiglie mafiose italiane hanno inglobato molti albanesi che stanno facendo carriera all'interno delle stesse. Per di più "Cosa Nostra" sta istituendo anche le sue basi in Albania.<br /><br /> Nella pagina nr. 207 del report sulle Indagini Antimafia, il Ministro Minitti mette in evidenza, che la cannabis prodotto nella parte meridionale dell'Albania, viene trasportata in Italia con gommone ed arei, ma sono state avvistate anche delle navi che nei pressi delle coste italiane scambiano la droga con motori d'acqua. L'esperienza dei gruppi italiani nel traffico delle materie narcotiche ha fatto si che in Italia transiti non solo la cannabis, ma anche la cocaina, eroina, armi e persone. Dopo la morte di Totò Riina, il posto di capo della mafia a Palermo è stato preso da Matteo Messina Denaro. Nato il 26 aprile 1962, Denaro è un mafioso spietato, in grado di non fermarsi davanti a nulla per sedere sul trono dei "Boss dei Boss" del XXI Sec. Lo stesso è un eccellente copia del suo maestro, Totò Riina. <br /><br /> Il 3 novembre lo stesso Ministro italiano, Marco Minniti, è giunto in visita a Tirana dove ha presentato alla controparte albanese Fatmir Xhafaj i risultati delle missioni di monitoraggio aereo nella lotta anti-cannabis. Secondo i media, al centro di questa visita vi era il fascicolo voluminoso sul gruppo criminale degli "Habilaj" a causa dei loro potenti legami con la Polizia di Stato e la politica. Le stesse fonti dei media, hanno riferito che il Ministro Minniti ha lasciato sul tavolo di Xhafaj un fascicolo voluminoso con i nomi dei poliziotti emersi dalle intercettazioni dei PM di Catania. Ma a distanza di un mese, le autorità albanesi si sono mostrate lente nelle loro indagini. Stando alle previsioni, sul fascicolo degli italiani erano elencati almeno 40 poliziotti coinvolti nel traffico della droga, ma nulla è avvenuto. Anche se la Procura dei Crimini Gravi ha emesso l'ordine di fermo per 3 alti funzionari della Polizia di Valona, questi hanno avuto la possibilità di fuggire e ancora oggi restano a piede libero. In base ad alcune voci tra la Polizia di Stato, la fugga degli ex agenti Jaeld Çela, Gjergj Kohila e Sokol Bode non è stata ben accolta dai partner. Alla luce di questo caso è emersa anche una lista elaborata dal Servizio Informativo Statale che ha inserito all'interno del "cerchio rosso" i nomi di 127 agenti di polizia su tutto il Paese, sospettati di avere legami con il traffico della cannabis. E mentre a Tirana sembra abbiano preso con calma le indagini sul caso "Habilaj" lo stesso non si può dire per le autorità italiane, che sono operative al massimo al fine di sgominare questo potente gruppo criminale dedito al traffico della droga. <a href="#footnote-1" id="footnote-marker-1-1" rel="footnote"></a> <a href="#footnote-2" id="footnote-marker-2-1" rel="footnote"></a> <a href="#footnote-3" id="footnote-marker-3-1" rel="footnote"></a> <a href="#footnote-4" id="footnote-marker-4-1" rel="footnote"></a> <a href="#footnote-5" id="footnote-marker-5-1" rel="footnote"></a> <a href="#footnote-6" id="footnote-marker-6-1" rel="footnote"></a> <a href="#footnote-7" id="footnote-marker-7-1" rel="footnote"></a><br /> <br /> <br />
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