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Tunisi - Pur non avendo lo stesso potenziale dei suoi vicini, la Tunisia non è completamente priva di idrocarburi, ma neanche la terra promessa di grandi impianti petroliferi. Nel 2011 la produzione di idrocarburi (7% del PIL) nel Paese nord africano ha…
Tunisi - Pur non avendo lo stesso potenziale dei suoi vicini, la Tunisia non è completamente priva di idrocarburi, ma neanche la terra promessa di grandi impianti petroliferi. Nel 2011 la produzione di idrocarburi (7% del PIL) nel Paese nord africano ha raggiunto 6.4 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (tep), contro i 206 milioni di tonnellate in Algeria. Anche se una trentina di aziende presenti in Tunisia effettuano regolarmente delle scoperte, le riserve sono diminuite sin dall'inizio del 2000.<br /> <br /> L'annuncio della Shell sulla perforazione di quattro pozzi nella Tunisia centrale nel 2013 è quindi una novità importante per il settore, mentre la locazione esatta dei depositi nei pressi di Kairouan, Sousse, El-Jem e Sfax Nord, sarà determinata dopo le operazioni di prospezione, ha affermato Mounir Bouaziz, vicepresidente della Shell per il Nord Africa e il Medio Oriente. A sua volta, il Ministro tunisino dell'Industria, Mohamed Lamine Chakhari, ha rivelato che l'importo degli investimenti ammonterà a 124 milioni di euro, mentre Ridha Hammami, direttore della produzione della Entreprise tunisienne d’activités pétrolières (Etap) ha aggiunto che Shell cercherà anche il gas da scisti dopo il campionamento che sarà analizzato per determinare se la roccia è friabile e quindi stimare la redditività economica dei depositi, un passo questo che potrebbe richiedere due anni. In questa fase, però, la società petrolifera non ha alcuna certezza e le sue speranze si basano tra l'altro su analogie geologiche con casi simili in Algeria. In effetti, lo sfruttamento di questo gas non convenzionale non dovrebbe iniziare prima di dieci anni.<br /> <br /> A sua volta l'azienda americana Anadarko sta cercando di ottenere una licenza nel Sud della Tunisia per effettuare ricerche in profondità affinché gli investimenti nell'esplorazione possano raddoppiare quest'anno nel Paese. Per il momento però, i tunisini stanno estraendo solo gas naturale, il 60% del quale proveniente dalle esplorazioni della britannica BG a Miskar e Hasdrubal (quest'ultima operativa dalla fine del 2009). Ma un altro progetto previsto per il 2014, denominato il Gas del Sud (South Tunisia Gas Project, STGP), inizierà la sua produzione a breve, gestito dalla joint venture dell'austriaca OMV (33,33%), la società italiana Eni (16,66%) e la compagnia nazionale Etap (50% delle azioni) che sarà in grado di produrre fino a 4 milioni di metri cubi di gas, quasi il 50% della capacità attuale del Paese con un investimento richiesto di circa 1,6 miliardi di euro. La sua entrata in funzione, prevista per il 2014, è stata rinviata più volte, soprattutto a causa del ritardo nella decisione di installare le unità di trattamento a Gabes, dopo che le comunità del Governatorato di Tataouine hanno chiesto di essere vicine ai depositi per promuovere lo sviluppo regionale.<br /> <br /> L'interesse delle società energetiche per il gas tunisino non è sorprendente, visto che "c'è un trend mondiale per questa energia fossile, più abbondante del petrolio e che rilascia meno gas a effetto serra rispetto al carbone", ha affermato Francis Perrin, presidente per le Strategie e le Politiche energetiche, nonché direttore del Giornale "Petrolio e Gas Arabo". "Secondo l'Istituto per gli Studi Geologici degli Stati Uniti, la Tunisia non è ancora del tutto esplorata", ha affermato Ammar Jelassi, professore dell'Istituto di petrolio e gas di Monastir, mentre uno studio dell'Agenzia Internazionale per l'Energia pubblicato nel 2011, ha spiegato che il potenziale del Paese per il gas da scisti è stimato a 410 milioni di tep, il 40% superiore a quello del Venezuela, mentre le riserve di gas convenzionale sarebbero di circa 120 milioni di tep. Per sfruttare il suo potenziale e riconquistare un equilibrio energetico positivo, il Paese dovrà convincere le aziende ad aumentare il ritmo dei loro investimenti nell'esplorazione e nello sviluppo di nuovi depositi. Nel 2011, a seguito della rivoluzione tunisina, sono diminuiti del 14%, ma il Governo prevede di raddoppiarli quest'anno a 1,3 miliardi di euro.<br />
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