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Pristina - A Pristina, presso la Corte Suprema, continua il processo del caso denominato "Badovci", che vede imputati cinque cittadini che furono arrestati nel luglio scorso nei pressi del Lago Badovci, con l'accusa di organizzazione di atti terroristici e…
Pristina - A Pristina, presso la Corte Suprema, continua il processo del caso denominato "Badovci", che vede imputati cinque cittadini che furono arrestati nel luglio scorso nei pressi del Lago Badovci, con l'accusa di organizzazione di atti terroristici e preparazione di materiale propagandistico Jihadista, essendo stati sorpresi a girare un video in cui prestavano giuramento all'ISIS. Gli imputati Besnik Latifi, Gazmend Haliti, Milazim Haxhija, Fehmi Musa e Enis Latifi, durante questa altra sessione processuale, hanno assistito alle testimonianze delle due guardie in servizio al Lago di Badovci, che hanno raccontato di aver fermato i cinque imputati e di aver atteso che arrivassero le forze dell'ordine di Pristina, che hanno proceduto all'arresto. Per tutelare l'incolumità dei testimoni, il pubblico ministero del caso, Drita Hajdari, ha deciso che la testimonianza sarebbe stata resa a porte chiuse e senza la presenza delle telecamere e dei media e questa decisione, ha generato la protesta di uno degli avvocati difensori, Bajram Tmava, che ha dichiarato che le testimonianze sarebbero dovute essere pubbliche dal momento che nessuno degli accusati negava quanto affermato dalle guardie e ha aggiunto che : "Le dichiarazioni di questi testimoni non hanno nulla a che fare con le accuse rivolte ai sospettati, ma riguardano solo quanto visto e fatto dalle guardie del Lago le quali hanno notato le auto degli indagati che non hanno mai negato di non essere stati li, quindi non capisco l'esigenza dell'anonimato dei testimoni". <br /><br /> Nonostante la richiesta dell'avvocato Tmava, il giudice Valbona Musliu-Selimaj ha deciso che le testimonianze verranno rese comunque a porte chiuse e ha rimandato la seduta processuale al 10 maggio. <br /> <br /> <br />
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