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Algeri - Il teorico sionista Bernard-Henri Lévy ha fatto appello venerdi 15 aprile, attraverso un articolo publicato sul suo giornale 'La règle du jeu' (Kabyles: un peuple sans reconnaissance en Algérie), al sostegno dell'evento organizzato domenica scorsa…
Algeri - Il teorico sionista Bernard-Henri Lévy ha fatto appello venerdi 15 aprile, attraverso un articolo publicato sul suo giornale 'La règle du jeu' (Kabyles: un peuple sans reconnaissance en Algérie), al sostegno dell'evento organizzato domenica scorsa 17 aprile dal "Movimento per l'autodeterminazione della Cabilia" (MAK), a Parigi. Tale manifestazione è stata dedicata al riconoscimento dei diritti dei cabilli in Algeria e la formazione di una società laica, si legge nell'appello di Lévy, una spinta verso la divisione degli algerini e dell'Algeria stessa, lanciato da colui che è considerato il colpevole dell'insediamento della guerra civile in Libia e di aver ucciso Muammar Gheddafi.<br /> <br /> Bernard-Henri Lévy sottolinea la "necessità di una società libera, aperta, democratica e laica" per giustificare il suo sostegno alla manifestazione organizzata da Ferhat Mehenni domenica scorsa, l'ospite dello Stato di Israele che sostiene il suo approccio separatista. Bernard-Henri Lévy non si ferma qui, dal momento che promette il "ritorno alla lotta per Cabilia, questo popolo senza stato come lo sono anche i curdi, la lotta contro il colonialismo algerino". Il giornale ha anche pubblicato un video sulle precedenti manifestazioni del MAK in Algeria e in Francia, che fanno appello ai cabilli di Francia e di tutto il mondo a "rendere omaggio ai civili uccisi in Cabilia nella primavera berbera del 1980 e la primavera nera del 2001".<br /> <br /> Ferhat Mehenni manipola l'opinione pubblica francese, insinuando che la "primavera berbera" e la "primavera nera" hanno confrontato una minoranza oppressa e un potere costituito esclusivamente da arabi. Una manipolazione a cui Bernard-Henri Lévy, come grande conoscitore della società algerina, aderisce con un entusiasmo sospetto. In nessun momento il MAK parla di "vittime" o "prigionieri" algerini. Dobbiamo, si legge nel suo discorso, "chiedere la liberazione dei prigionieri politici del Mozabite dalle carceri algerine, chiusi per più di nove mesi nell'indifferenza internazionale generale." Un trucco questo, in cui eccella Lévy, che non evoca i curdi e la sua solidarietà con questo popolo abbandonato dall'occidente nella lotta contro il movimento Daech, ma per creare confusione e dare credito alle azioni di Ferhat Mehenni e ai suoi mentori sionisti.<br />
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