Parliamone.
Discutiamone.
Non perdiamo tempo. Raccontaci di che cosa parliamo: vi proponiamo un primo inquadramento, in modalità riservata e sotto NDA.
Sarajevo - I deputati dell'Assemblea Nazionale della Republika Srpska (RS) hanno adottato, mercoledì 15 luglio 2015, la decisione di indire il referendum sulle decisioni, impostate da parte dell'Alto Rappresentante in Bosnia ed Erzegovina…
Sarajevo - I deputati dell'Assemblea Nazionale della Republika Srpska (RS) hanno adottato, mercoledì 15 luglio 2015, la decisione di indire il referendum sulle decisioni, impostate da parte dell'Alto Rappresentante in Bosnia ed Erzegovina (BiH), Valentin Inzko, in particolare sul lavoro del Tribunale e della Procura della BiH.[1] Il Presidente della RS nonché leader dell'Alleanza dei Socialdemocratici Indipendenti (SNSD), Milorad Dodik, con la manutenzione del referendum, chiede il ripristino delle competenze giurisdizionali in quest'entità, ed ha aggiunto che la RS, svolgendo il referendum, non viola l'Accordo di pace di Dayton, dato che la Costituzione della BiH non comprende nessuna clausola sul referendum, e non vieta alle entità di realizzarlo, e tale referendum non significa la secessione della BiH, ma la riforma della magistratura.[2] [3]Mentre il Presidente della RS ed i suoi sostenitori sostengono che la manutenzione del referendum non significa nulla di male, i diversi funzionari hanno condannato tale mossa. Comunque, l'opposizione della RS ha visto la mossa dell'SNSD come una politica a basso costo, nonché la preparazione per le prossime elezioni, previste per il 2018 - scrive il quotidiano DW. Secondo il leader del Movimento Democratico Popolare (NDP), Dragan Cavic, il referendum provoca difficili conflitti nel Paese. Neanche il partner del NDP a livello statale, il Partito di Azione Democratica (SDA) non ha approvato questa Dichiarazione. Inoltre, i partiti bosniaci hanno espresso una forte opposizione a quel concetto, chiedendo alla comunità internazionale in BiH una forte reazione, cioè di impedire tali attività, le quali, secondo quei partiti, minacciano la pace e la stabilità in BiH. Secondo le informazioni, i partiti bosniaci vedono l'annuncio di Dodik come un grande pericolo per l'integrità territoriale della BiH, ma anche come il tentativo della realizzazione delle dure attività anti-Dayton.[4] Il gabinetto dell'Alto Rappresentante (OHR) ha comunicato che il referendum sulla magistratura e sulle autorizzazioni dell'Alto Rappresentante è una violazione diretta dell'Accordo di Dayton e delle decisioni dei deputati dell'SNSD, dato che l'Assemblea parlamentare ha adottato nel 2003 la legge sul Tribunale e sulla Procura, la quale era sostenuta dall'SNSD. L'ufficio dell'OHR ha rifiutato di commentare le possibili sanzioni, a causa dell'azione al di fuori del quadro di Dayton OHR, tuttavia l'ambasciata degli Stati Uniti l'ha fatto, dicendo che ci si stanno considerando certe attività su questo caso, riporta il quotidiano N1.[5]Oltre all'ambasciata degli Stati Uniti, anche le ambasciate della Francia, dell'Italia, del Giappone, del Canada, della Germania, della Gran Bretagna e l'organizzazione della Conferenza islamica, presentata da parte della Turchia, sostengono che il referendum annunciato è la violazione dell'Accordo di Dayton.[6]Secondo la scrittura del quotidiano N1, l'UE ritiene che la manutenzione del referendum nela RS sulla magistratura statale metta in dubbio la coesione, la sovranità e l'integrità della BiH e che in tale modo si stia creando il rischio di indebolire il forte processo delle integrazioni europee.[7] Gli avvocati e gli analisti della RS vedono la dichiarazione di Dodik sull'organizzazione del referendum come giuridicamente infondata, cioè come un'avventura in cui il Presidente della RS entrerà difficilmente. Secondo il professore di diritto costituzionale, Nurko Pobric, questo referendum, eccetto conseguenze politiche, non avrà nessuna validità legale. Alcuni analisti vedono l'annuncio di Dodik solo come un'altra sua minaccia, la quale non cercherà di attuare. A tal proposito, il colonnista della rivista Buka, Dragan Bursac, ha riferito che è indicativo che il referendum incoraggerà, ulteriormente, le relazioni di tensione in BiH, aggiungendo che una cosa è annunciare il referendum e l'altra è realizzarlo.[8] In occasione della manutenzione del referendum nella RS, le fonti vicine alla leadership del Governo di Serbia, hanno comunicato che il Primo Ministro serbo, Aleksandar Vucic, cercherà di convincere Dodik a rinunciare alla sua intenzione. Vucic considera che il referendum provocherà conflitti e destabilizzazioni in BiH e che avrà, probabilmente, un impatto negativo sulla Regione. Secondo le informazioni, Vucic nel mese di luglio del 2015, a nome della Serbia, ha chiesto a Dodik di considerare ancora una volta la sua decisione, aggiungendo che la decisione finale tocca alla RS e che, infine, non farà nessuna pressione a Dodik.[9]Tuttavia, nei primi giorni del mese di gennaio del 2016 sono apparse le informazioni, lanciate dal Presidente del Comitato di Helsinki per i diritti umani in Serbia, Sonja Biserko, secondo cui il Premier Vucic è riuscito a costringere Dodik a non indire il referendum, ma lo stesso Vucic ha smentito tali speculazioni, dicendo che non ha costretto Dodik ed ha aggiunto che questa deve essere una decisione sovrana della RS.[10][11]Dall'altra parte ci sono anche coloro che sostengono l'iniziativa proposta da parte del Presidente della RS relativa al referendum. Comunque alcuni partiti, con sede in FBiH, in particolare l'Unione Democratica Croata (HDZ BiH), non vede nulla di controverso nella dichiarazione dell'SNSD. Il leader d'HDZ BiH, Dragan Covic, ha riferito che ogni partito in BiH ha il suo atteggiamento politico e la sua visione, che questo è il suo diritto legittimo e anche l'SNSD ce l'ha .[12] Inoltre, anche l'ambasciata della Federazione Russa in BiH, guidata da Petar Ivancov, ha comunicato che sostiene lo svolgimento del referendum, se questo problema del Tribunale e della Procura della BiH non sarà risolto tramite il dialogo strutturale.[13] Il quotidiano Press ha informato che la RS ha anche ottenuto il sostegno da parte del Ministero degli Affari Esteri della Russia, e a tal proposito, l'analista politico di Belgrado, Cvijetin Milivojevic, ha comunicato che dopo tale sostegno della Russia è diventato chiaro che il Presidente della RS non ha avviato casualmente la storia su referendum, ma ha ottenuto un appoggio concreto dall'estero, precisamente dalla Russia.[14] Anche il professore Kasim Trnka, sostiene che il referendum non può provocare nessuna conseguenza legale, dicendo che può avere un carattere consultivo. Secondo lui, questo vuol dire che i rappresentanti della RS possono ufficiosamente contare sui risultati di quel referendum ed eventualmente possono bloccare, cioè complicare il processo decisionale nell'Assemblea parlamentare. Tuttavia, la decisione di indire il referendum deve ottenere una conferma nel Consiglio dei popoli della RS ed è quasi certo che il club dei bosniaci metterà un veto a tale decisione, che in modo significativo rallenterà l'entrata in vigore della stessa.[15]Tuttavia, il Presidente della RS, Milorad Dodik, nella sua ultima dichiarazione del 12 gennaio 2016, ha comunicato che il referendum sulla magistratura si terrà alla fine, aggiungendo che sono giunte al termine tutte le questioni procedurali circa il referendum ed è in corso la selezione di una certa giornata nel mese di marzo o di aprile per la realizzazione.[16]
Hai letto il sommario. Il corpo dell'articolo, le fonti e la rete di entità collegate sono riservate ai nostri lettori.
L'Osservatorio Italiano è un riferimento economico tra l'Italia e il mondo, al servizio delle PMI. Inizia da una breve presentazione del progetto.
Non perdiamo tempo. Raccontaci di che cosa parliamo: vi proponiamo un primo inquadramento, in modalità riservata e sotto NDA.