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Londra - Secondo un'analisi del giornale londinese The Economist, sui recenti eventi dell'attacco terroristico a Parigi, la risposta dei leader mondiali nei confronti della vicenda, potrebbe non limitarsi solo alla Siria, dove il così detto…
Londra - Secondo un'analisi del giornale londinese The Economist, sui recenti eventi dell'attacco terroristico a Parigi, la risposta dei leader mondiali nei confronti della vicenda, potrebbe non limitarsi solo alla Siria, dove il così detto Stato Islamico (ISIS) è maggiormente presente. Difatti la recente "alleanza Obama-Putin-Hollande" potrebbe andare oltre i confini siriani, considerando che gli affiliati ISIS si trovano dall'Algeria alle Filippine. Tuttavia, la zona più preoccupante rimane sempre la Libia, dove le stime indicano la presenza di circa 3.000 combattenti ISIS, in tre provincie distinte, come risultato della crisi post Gheddafi che ha portato all'aumento delle armi e delle attrezzature militari nell'ultimo tempo, in un Paese dove le dogane sono molto fragili. Come in Siria, la classe politica libica, tanto da una parte che dall'altra, non ha alcun interesse a combattere l'ISIS, continuando a frantumarsi e a lasciare spazio alla creazione di possibili cellule terroristiche, che si approfittano delle fessure, della mancanza di attenzione e dell'incapacità delle fazioni politiche rivali in Libia, per svilupparsi. Seguendo l'esempio della Siria, l'ISIS ha cercato di reclutare membri in Libia superando altri gruppi islamisti nella sua radicalità, però questo non ha sempre funzionato. Dopo che i suoi combattenti hanno preso sotto controllo la città di Derna, un piccolo porto a est del Paese, questi hanno dovuto affrontare la contro-reazione da parte di una coalizione di altri jihadisti locali e alla fine sono stati spinti a lasciare la città. Tuttavia, il gruppo è riuscito a prendere il controllo della parte centrale della Libia, tra cui anche la città di Sirte e gran parte della zona costiera occidentale, però i militanti stanno ora combattendo per un punto d'appoggio a Bengasi, secondo dati delle Nazioni Unite. Coloro che combattono l'ISIS dicono di aver visto un afflusso di stranieri nelle file del gruppo, molti provenienti dalla Tunisia, Algeria e dall'Egitto e quando la pressione aumenta in Iraq e Siria, sembra che alcuni terroristi vengano reindirizzati verso la Libia, diventata ormai un hub jihadista. L'avanzamento dell'ISIS in Libia è particolarmente preoccupante per l'Europa, considerando che "in Libia vi è un mix perfetto, pronto ad esplodere alle porte dell'Europa", come sottolineato all'inizio di quest'anno da Federica Mogherini, l'Alto rappresentante dell'Unione Europea per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza. Un altro motivo di preoccupazione è quello della presenza dei combattenti ISIS tra gli immigranti del Mediterraneo, mentre gli analisti ritengono eccessivi i timori perché l'ISIS non controlla i principali punti di imbarco. Peraltro, il gruppo rappresenta piuttosto una minaccia maggiore per i Paesi vicini, che si preoccupano che i militanti islamici - locali o stranieri - trovino ispirazione, formazione e rifugio in Libia. Tuttavia, l'ISIS si è creato molti nemici in Libia, che potrebbero eventualmente essere la sua rovina. I suoi tentativi di espandersi lo hanno posto dinanzi alle tribù e alle milizie pronte a combattere, ma bisogna sottolineare anche l'impossibilità di acquistare qualsiasi forma di risorse energetiche nel Paese.
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