Parliamone.
Discutiamone.
Non perdiamo tempo. Raccontaci di che cosa parliamo: vi proponiamo un primo inquadramento, in modalità riservata e sotto NDA.
Roma - <em>“In merito alla posa dell’elettrodotto tra Italia e Montenegro sul fondale della Croazia, il Ministero dell’Economia croato ha fatto tutto ciò che era necessario per agevolare tale processo. Ha trasmesso alle istituzioni…
Roma - <em>“In merito alla posa dell’elettrodotto tra Italia e Montenegro sul fondale della Croazia, il Ministero dell’Economia croato ha fatto tutto ciò che era necessario per agevolare tale processo. Ha trasmesso alle istituzioni competenti un parere chiaramente positivo, per cui non sono richiesti ulteriori negoziati con la controparte italiana. Occorrerà attendere l’approvazione del Ministero degli affari marittimi, dei trasporti e delle infrastrutture, che dovrà rilasciare l’autorizzazione per l’attraversamento del territorio croato</em>”. Questo quanto affermato dal portavoce del Ministero dell’Economia, <strong>Tomislav Cerovec</strong>, rispondendo alle domande dell’<em><strong>Osservatorio Italiano</strong></em> relative allo stato attuale delle trattative tra le autorità croate e la società italiana<strong> Terna</strong> per l’installazione del cavo tra Tivat e Pescara, all’indomani dell’annuncio dell’inizio dei lavori per il tratto che attraverserà la piattaforma continentale italiana. A tal proposito, va ricordato che il Vice Ministro dell'Economia, Alen Leveric, nel corso della visita ufficiale in Italia (14 e 15 aprile), ha incontrato il consulente diplomatico del Presidente della Repubblica italiana, l'ambasciatore Zanardi Landi, alla presenza dell'ambasciatore croato a Roma, Damir Grubisa, discutendo, tra le altre cose, del gruppo di lavoro impegnato nell’approvazione della posa dei cavi elettrici tra l'Italia e il Montenegro, nonché delle problematiche relative alla linea di demarcazione delle aree destinate alla ricerca petrolifera e al processo di trasposizione degli standard internazionali nella legislatura nazionale. <br /> Il portavoce Cerovec ha precisato che “<em>per quanto riguarda la proposta di un possibile percorso alternativo dei due cavi elettrici sottomarini che costituiscono l’interconnessione elettrica a senso unico (HVDC) tra Italia e Montenegro</em>”, il Ministero dell’Economia il 3 aprile del 2015 ha trasmesso in forma di dichiarazione il proprio<u> parere positivo</u> verso il progetto. “<em>Con l’approvazione di tale parere, è stato chiaramente sottolineato l’obbligo in capo alla società commerciale TERNA d.o.o. Podgorica Crne Gore, e/o della TERNA RETE ITALIA SpA che a sue spese: trasferirà/assicurerà il percorso installazione dei cavi elettrici sottomarini, in modo che stessi non disturbino il posizionamento di strutture di estrazione mineraria ed impianti per l’esplorazione e lo sfruttamento di minerali (piattaforme di perforazione, piattaforme di esplorazione, piattaforme di compressione, e altri linee di collegamento, magistrali e tecnologiche). Questo consenso si riferisce al percorso d’installazione dei due cavi elettrici sottomarini, lungo la linea di delimitazione con i paesi confinanti su cui la Repubblica di Croazia, in conformità con il diritto internazionale, esercita la propria giurisdizione e ha diritto sovrano</em>”, ha aggiunto Cerovec. Secondo le sue parole, il Ministero dell’Economia non è competente per l’approvazione del percorso del cavo in oggetto, tale che l’autorizzazione dovrà essere rilasciata dal <strong>Ministero degli affari marittimi, trasporti e infrastrutture</strong>, a cui è stato trasmesso un parere positivo. Sulla questione, il Ministero degli Affari marittimi, interpellato dall’<em>Osservatorio Italiano</em>, non ha voluto rilasciare alcun commento, in quanto “<em>la procedura di valutazione del nuovo percorso proposto, è ancora in corso, in concerto con gli altri organi competenti della Repubblica di Croazia</em>”. <br /> Va comunque considerato che, secondo le parole del portavoce Cerovec, i rappresentanti della società TERNA d.o.o. Podgorica Crne Gore, sono stati più volte informati <u>che il percorso d’installazione del cavo elettrico sottomarino non deve per forza attraversare la linea di confine delle acque territoriali tra Croazia e Montenegro, o il confine della piattaforma continentale tra Croazia e Italia</u>, limitandosi alle piattaforme continentali contigue dei due Paesi. In tal caso, non sarebbe necessario il via libera da parte delle autorità croate. Alla domanda sulle eventuali criticità che potrebbero emergere in seguito, ad esempio in sede di valutazione della richiesta italiana da parte del Ministero degli Affari Marittimi, Cerovec ha ribadito che <u>il Ministero croato non intende rilasciare alcun commento in merito, in quanto la concreta fattibilità e realizzazione del progetto non dipende dal benestare rilasciato dalla Croazia</u>. In tal senso, nonostante il parere positivo espresso in linea di principio dal dicastero e la costituzione di un gruppo di lavoro congiunto per esaminare il progetto, <u>la Croazia non si sente parte coinvolta né autorità responsabile che deve tutelare l’esecuzione dei lavori, ritenendo che, nella peggiore delle ipotesi, la Terna potrà utilizzare i fondali delle piattaforme continentali contigue tra Italia e Montenegro</u>. <br /> Una tesi che non mette a riparo il cavo di Terna da inconvenienti che possono rinviare ancora a lungo i tempi per la posa dell’elettrodotto, oppure da sopravvenienze inaspettate, che rischiano di rendere il progetto <u>oltremodo costoso e anti-economico</u>. Conoscendo la storia di questi Paesi, sarebbe più opportuno accertarsi del reale impegno degli Stati coinvolti (direttamente e indirettamente), a tener fede agli accordi fatti, spesso in maniera tacita. Dinanzi ad una semplice domanda, sull'esistenza o meno di un permesso o di un memorandum di intesa in forma scritta, le autorità croate non hanno esitato a precisare che "<em>non vi è alcun bisogno di accordo scritto o di ulteriori negoziati</em>" perché "<em>la Terna può sempre far passare il cavo sulla piattaforma italiana</em>", <u>non capendo</u> <u>il motivo (o non volendo interessarsi troppo) per cui è così necessario l'utilizzo dei fondali della Croazia</u>. Così dicendo, il Governo croato si mette a riparo anche da eventuali pressioni provenienti dalla Commissione Europea, non figurando tra gli Stati promotori del progetto, né tra i soggetti esecutori dei lavori. La posizione del cavo di Terna. quindi, sembra alquanto difficile e precaria, ma soprattutto esposta agli umori dei Governi e dei ministeri competenti, che ben presto cambieranno e con cui si dovrà ridiscutere i patti. A questo vanno aggiunte le riflessioni connesse alla concreta utilità di un’interconnessione elettrica (a senso unico) tra Italia e Balcani, qualora non vi sia alcun surplus energetico da esportare, soprattutto una volta che saranno archiviati i progetti di costruzione di grandi centrali elettriche (<em>come quelle sulla Drina</em>). Infine, bisogna considerare le strategie e i movimenti dei competitor tedeschi e francesi, come RWE e EDF, che stanno monitorando gli sviluppi sui progetti delle reti nella regione dei Balcani, che sarà presto integrata nel mercato unico energetico europeo, come stabilito dall'Accordo della Comunità dell'Energia del Sud-est Europa. Di contro, l'Osservatorio Italiano continuerà a monitorare gli sviluppi del progetto, mantenendo i contatti con le autorità della Croazia e del Montenegro.
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