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Belgrado - In Russia non si è fermata l'importazione delle mele serbe, ovvero di quelle che gli intermediari, grazie ai documenti falsi della Serbia, esportano dalla Polonia. Questo è quanto confermato, lunedì 4 maggio, da Sergey…
Belgrado - In Russia non si è fermata l'importazione delle mele serbe, ovvero di quelle che gli intermediari, grazie ai documenti falsi della Serbia, esportano dalla Polonia. Questo è quanto confermato, lunedì 4 maggio, da Sergey Dankvert, il direttore della Rosselkhoznadzor, il servizio per il controllo degli alimenti, dopo le informazioni divulgate al pubblico sulla proibizione dell'importazione delle mele dalla Serbia. Stando alle sue parole, non sono controverse le mele serbe, ma i certificati per la frutta, i quali, in base ai sospetti sono arrivati dalla Polonia oppure dagli altri Paesi europei, soggetti all'embargo russo. "Le mele, contrassegnate come serbe, non potranno essere trasportate dallo stoccaggio finché non verrà appurato se sono in possesso di un certificato fitosanitario originale serbo. In questo caso il controllo verrà effettuato per via elettronica o tramite telefono", ha spiegato Dankvert. "In Europa è stata organizzata una produzione di massa di documenti contraffatti, con cui collocare la merce sul mercato russo. Su 33 certificati di mele serbe che abbiamo controllato, solamente uno era originale", ha aggiunto questi. Dal canto suo Mosca non ha accusato i serbi di aver partecipato alla creazione dei documenti falsi, ma direttamente i Paesi interessati dall'embargo. Le mele serbe saranno esportate ancora in Russia, però il controllo sarà più rigoroso. Non c'è dubbio che è nell'interesse del Paese rafforzare le misure allo scopo di conservare la reputazione di un partner affidabile. Tuttavia nella cooperazione con la Russia potrebbe essere scoperta tutta una serie di contraffattori di certificati serbi. Per la Polizia e la Dogana questo non sarà un compito difficile perché nel caso della frutta e della verdura si tratta di "libero mercato", per alcuni clienti che hanno acquistato dallo stesso produttore prima dell'embargo. Comunque, gli intermediari, non si trovano solamente da un lato del confine, ormai hanno i loro partner anche in Russia - cita l'avviso.
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