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Zagabria - La Devon Trade dal Regno Unito, dietro la quale si trova il capitale kazako e un investitore cinese sono interessati all'acquisto delle domande della Hypo banca verso Dioki Group, in possesso della Dina Petrokemija e del terreno a Omisalj per…
Zagabria - La Devon Trade dal Regno Unito, dietro la quale si trova il capitale kazako e un investitore cinese sono interessati all'acquisto delle domande della Hypo banca verso Dioki Group, in possesso della Dina Petrokemija e del terreno a Omisalj per il terminale LNG. La notizia è stata confermata al quotidiano Novi list da parte del presidente dell'amministrazione della Dina Petrokemija, Fabio Giacometti. Ambo le società, a detta di Giacometti, si sono registrate al tender chiuso qualche giorno fa con il quale la Hypo banca ha invitato gli interessati all'acquisto delle sue domande. Colui che pagherà le sue pretese sarà il nuovo proprietario ipotecario del terreno per il terminale LNG. Giacometti ha comunicato che i rappresentanti dell'investitore cinese hanno realizzato una visita e consegnato la lettera d'intenti nella quale c'è scritto che sono interessati alla continuazione della produzione presso la Dina, cioè pronti ad investire 2 miliardi di dollari nella produzione. Tra l'altro hanno prestato attenzione anche alla realizzazione di una piccola centrale elettrica. Non sono interessati alla costruzione del terminale LNG, ma hanno partner pronti ad investire - ha fatto sapere il presidente dell'amministrazione della Dina senza rivelare il nome dell'offerente cinese. La Devon Trade, menzionata tempo fa come acquirente della Dina Petrokemija, vuole farsi carico anche del debito di Dioki Group verso la Hypo banca e continuare la produzione nella Dina, ma secondo Giacometti, non è interessata alla realizzazione del terminale LNG. I cinesi mirano alla Petrokemija di Kutina, ovvero all'industria petrolchimica croata, ma anche alla Dioki in fallimento, cioè all'impianto a Zitnjag. Secondo alcune indiscrezioni, l'investitore cinese ha svolto già dei colloqui presso il Ministero dell'Economia e l'Ufficio statale per la gestione della proprietà statale (DUUDI).
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