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Pristina - La Corte di prima istanza a Pristina, sotto la guida del giudice dell'EULEX, ha proclamato colpevoli cinque persone per il caso Medicus. All'urologo Lutfi Dervishi sono stati assegnati otto anni di carcere ed una muta di 10.000 euro mentre…
Pristina - La Corte di prima istanza a Pristina, sotto la guida del giudice dell'EULEX, ha proclamato colpevoli cinque persone per il caso Medicus. All'urologo Lutfi Dervishi sono stati assegnati otto anni di carcere ed una muta di 10.000 euro mentre al figlio, Arban Dervishi, sette anni e tre mesi di carcere ed una sanzione di 2.500 euro, a causa del crimine organizzato legato al traffico degli esseri umani. Le accuse circa gravi lesioni fisiche, truffa e falsificazione dei documenti sono state respinte nel corso delle sentenze precedenti. Per quanto riguarda invece l'anestesista Sokol Hajdini, condannato a tre anni di carcere, questo è stato riconosciuto colpevole di lesioni gravi. Hajdini è stato liberato dall'accusa di crimine organizzato mentre l'accusa per esercitazione illecita di attività mediche è stata rifiutata. Invece Sylejman Dulla ed Islam Bytyqi sono stati condannati ciascuno ad un anno di carcere con la condizionale. L'ex funzionario presso il Ministero della Salute, Ilir Rrecaj è stato prosciolto dalle accuse così come Driton Jilta, che ha ammesso, tempo fa, di aver abusato della sua carica, esercitando attività mediche, perché sono stati superati i tempi del processo. Per quanto concerne le vittime è stato stabilito il risarcimento di ciascuna con 15 mila euro da parte di Lutfi Dervishi ed Arban Dervishi, che sono stati proclamati colpevoli di crimine organizzato e traffico di esseri umani. Il pannello dei giudici ha ascoltato oltre 80 testimoni ed ha svolto circa 100 udienze giudiziali, a partire dal 2011. <br /> <strong>Il Caso Medicus</strong><br /> Il verdetto con la condanna a 20 anni di carcere nei confronti di cinque persone accusate di crimine organizzato, traffico di esseri umani e gravi lesioni fisiche, è arrivato dopo circa quattro anni e mezzo dalla scoperta del caso, avvenuta il 4 novembre 2008, quando un paziente della clinica "Medicus" è stato fermato presso l'Aeroporto di Pristina con un intervento sul corpo abbastanza recente. Successivamente, sono iniziate le indagini che hanno portato alla chiusura della clinica nello stesso anno. La Corte ha provato che sono stati realizzati circa 24 trapianti di reni, dati a 24 persone diverse, principalmente israeliani. Il procedimento giudiziario, conosciuto come "Caso Medicus", ha coinvolto anche un cittadino israeliano, Moshe Harel in quanto “cervello" della rete, per il reclutamento dei donatori e l'identificazione dei riceventi ed il medico turco, Yusuf Sonmez, reo di aver effettuato interventi chirurgici presso la clinica. Entrambi, benché accusati, non sono stati mai portati dinanzi alla giustizia in Kosovo, anche se il procuratore, Jonathan Ratel, ha dichiarato che, nei loro confronti, è stato rilasciato un ordine di cattura internazionale. In base all'atto di accusa, le vittime sono state reclutate nei Paesi poveri dell'Europa dell'Est e dell'Asia Centrale grazie alla promessa di 15 mila euro per gli organi, mentre i riceventi hanno pagato anche 100 mila euro ciascuno. Circa 20 vittime, identificate finora, non hanno ricevuto la somma prestabilita.<br /> Nel corso di una conferenza stampa, poco dopo la sentenza del Tribunale, il procuratore del caso, Jonathan Ratel, ha affermato che i donatori, erano poveri, con forti problemi finanziari alle spalle mentre i riceventi erano persone ricche, provenienti da Paesi nei quali era impossibile fare dei trapianti.<br /> “Questi uomini, ai quali sono stati prelevati gli organi, sono stati gettati in balia del loro destino, dal momento che non hanno ricevuto cure mediche adeguate", ha sottolineato Ratel, aggiungendo che hanno rischiato seriamente la loro vita.
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