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NOTIZIE · OI-301398 · 21/03/2013 14:30:00 · 4839 g fa5 min lettura
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I disordini nello Yemen lasciano in sospeso il processo ai marinai albanesi

DiOsservatorio ItalianoSommario

Tirana - Mentre il Ministero degli Esteri dell'Albania ha posto lo Yemen in cima alla lista dei Paesi che vanno evitati dai cittadini, i tre marinai albanesi continuano ad essere detenuti, sotto gli occhi dello Stato albanese e della Corte d'appello…

Tirana - Mentre il Ministero degli Esteri dell&#39;Albania ha posto lo Yemen in cima alla lista dei Paesi che vanno evitati dai cittadini, i tre marinai albanesi continuano ad essere detenuti, sotto gli occhi dello Stato albanese e della Corte d&#39;appello yemenita. Le proteste ed i conflitti interni nella&nbsp;citt&agrave;&nbsp;portuale di Al Mukalla hanno bloccato, da oltre un mese, il ricorso contro la sentenza di primo grado verso i tre marinai albanesi nel Paese. Bench&eacute; siano trascorsi i termini legali, la Corte non si &egrave; ancora pronunciata definitivamente in merito al capitano Arif Bakillari e gli altri due mar&ograve;, rispettivamente il primo ufficiale Mihail Cangonji ed il capo meccanico della nave Nezir Shahaj. Inizialmente le&nbsp;autorit&agrave;&nbsp;yemenite hanno contestato la mancanza di un giudice per formare il trio del corpo giudiziario, che &egrave; diventato un ostacolo per il processo al pari della situazione nel Paese, mentre i marinai albanesi attendono con ansia degli sviluppi. Tramite il capitano Arif Bakillari, che continua a rimanere in ospedale per ricevere l&#39;assistenza sanitaria necessaria, si &egrave; venuti a conoscenza del fatto che, sabato 23 marzo, il Collegio&nbsp;dei giudici si riunir&agrave; per assegnare una data al processo d&#39;appello, nonostante i marinai non abbiano ancora incontrato l&#39;avvocato del Console Onorario nello Yemen e quello dell&#39;Ambasciata albanese in Arabia Saudita. Il Governo iracheno ha&nbsp;ingaggiato&nbsp;due avvocati, i quali, attraverso una documentazione, hanno confermato che il carico della nave era diretto in Iraq, senza lasciare spazio ad ulteriori ipotesi. Ricordiamo che il Tribunale, in base a questa informazione, ha stabilito la detenzione dei marinai albanesi ed il sequestro delle armi. Le&nbsp; autorit&agrave; locali sono andate ben oltre, sostenendo che il capitano della nave EOS, in&nbsp;realt&agrave;, sia il proprietario dell&#39;imbarcazione, la quale si occupa del trasporto delle armi per conto proprio, contrariamente alla documentazione giuridica della nave all&#39;interno della quale sono state rinvenute 179.051 tonnellate di armamenti. <strong>Il fermo in Somalia</strong> L&#39;itinerario della nave, che &egrave; stato&nbsp;descritto&nbsp;ampiamente, in diversi articoli dedicati alla questione della nave EOS e del suo equipaggio nello Yemen, &egrave; stato messo in discussione. Si parla di altri carichi d&#39;armi e trasporti illeciti, mentre il fermo pi&ugrave;&nbsp;discusso &egrave; quello in Somalia, Paese al quale &egrave; stato imposto l&#39;embargo sulle armi. Recentemente si &egrave; venuti a conoscenza, dallo stesso capitano della nave, di una sosta di 45 giorni, da parte della nave EOS, presso la costa somala, conosciuta per l&#39;elevato livello di pirateria.<br /> &ldquo;Si, ci siamo fermati per una riparazione, in seguito ad un guasto al motore e siamo stati monitorati, in questo periodo, dalla NATO e dalle autorit&agrave;&nbsp;somale. Le navi della NATO ci hanno accompagnato fino al porto di Mombasa, in Kenya. Tutti i dettagli sono stati riportati nella documentazione relativa all&#39;operazione &ldquo;Atalanta&rdquo;, nelle comunicazioni quotidiane con i rappresentanti della NATO ed i mezzi aerei, intenti a controllare le acque, nonch&eacute; sulla relazione della nave della NATO che ha sorvegliato la nostra imbarcazione ferma in Somalia. Queste informazioni sono facilmente verificabili&quot;, ha riferito al quotidiano &ldquo;Shqip&rdquo;, il capitano Bakillari, il quale ha aggiunto che anche le Nazioni Unite erano a conoscenza della sosta.<br /> &ldquo;La Somalia &egrave; rinomata per l&#39;elevata attivit&agrave;&nbsp;dei pirati, ma voglio ringraziare il Re di quella zona, il signor Feizal ed il principe Garald che ci hanno trattati come ospiti, servendoci senza alcun profitto&quot;, ha reso noto Bakillari, confutando le voci sulle attivit&agrave; illegali e le soste sospette della nave.<br /> Il 17 febbraio di quest&#39;anno, la Corte Penale ha condannato a 6 anni di carcere ciascuno dei tre marinai albanesi ed ha disposto una multa di 115 mila dollari americani al capitano. Per quanto riguarda invece i due mar&ograve; indiani, &egrave; stata stabilita la loro espulsione dallo Yemen entro 40 giorni, dopo aver scaricato il contenuto della nave, ossia le armi e le munizioni per conto dell&#39;esercito. Il rapido intervento dell&#39;Ambasciata della Grecia ha permesso il rientro in patria dell&#39;unico marinaio greco facente parte dell&#39;equipaggio, senza incappare in nessun procedimento penale. <strong>Il blocco della nave e la speranza degli albanesi</strong> Bloccato presso il porto yemenita di Al Mukalla, dalla met&agrave; di dicembre del 2012, l&#39;equipaggio della nave greca &ldquo;EOS&ldquo;, battente bandiera moldava, composto dal capitano Bakillari e da altri due&nbsp;marinai, confida nella giustizia locale, la quale&nbsp;prender&agrave;&nbsp;in considerazione le prove legali. Questi sperano che la giustizia yemenita&nbsp;faccia cadere la sentenza del Tribunale di primo grado, la quale ha decretato la colpevolezza del personale a bordo dell&#39;imbarcazione, munita di una documentazione fasulla per quanto riguarda la destinazione del carico, sostenendo che le armi fossero destinate a delle organizzazioni sospette o a gruppi illegali che agiscono nello Yemen per mettere a rischio la sicurezza della&nbsp;societ&agrave; e violare l&#39;ordine pubblico. Nella sentenza della Corte, il carico della nave EOS viene descritto come illecito, mentre la&nbsp;societ&agrave;&nbsp;greca sembra essere al corrente di questo traffico. Ricordiamo che la EOS appartiene alla&nbsp;societ&agrave;&nbsp;greca &ldquo;Eos Navigation SA&rdquo; e all&#39;amministratore &ldquo;Coasters Maritime SA&rdquo; ed &egrave; stata confiscata insieme al carico, dallo Stato yemenita. Alla compagnia greca non &egrave; stata data la&nbsp;possibilit&agrave;&nbsp;di inviare presso la Corte, avvocati e &nbsp;traduttori in base al diritto internazionale, dal momento che le&nbsp;autorit&agrave;&nbsp;yemenite hanno rifiutato di rilasciare i visti a due avvocati e al loro traduttore dall&#39;Arabia Saudita.&nbsp;

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◉ Geografia della notizia · 4 paesi coinvolti
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