Kosovo e Metohija a rischio
Belgrado - Il Consiglio di Sicurezza Nazionale della Serbia, durante la sessione straordinaria di venerdì 1 giugno, ha dichiarato che la sicurezza dei cittadini di Kosovo e Metohija è seriamente minacciata da quanto sta accadendo in questa provincia.
Il Consiglio ha dunque esortato le missioni internazionali UNMIK, KFOR ed EULEX ad impedire qualsiasi tentativo da parte delle autorità provvisorie di Priština volto a provocare instabilità e paura tra la popolazione serba, invitando ad astenersi dall'uso della forza contro le minoranze, è sottolineato in una dichiarazione del Consiglio. Nella stessa vengono inoltre esortati i cittadini ad evitare di produrre scontri con i membri delle missioni internazionali, favorendo così il ripristino della stabilità. “In Kosovo e Metohija tutti i problemi devono essere risolti con il dialogo, senza violenza, essendo questa l'unica strada verso la stabilità dell'intera regione” viene citato nella dichiarazione. Alla riunione del Consiglio di Sicurezza Nazionale della Serbia, presieduta dal Presidente Tomislav Nikolić, hanno partecipato il Primo Ministro, Mirko Cvetković, così come i Ministri della difesa, degli interni, della giustizia, il capo di Stato Maggiore dell'Esercito della Serbia, il direttore dell'Agenzia per la sicurezza delle informazioni, e i capi dell'Agenzia di intelligence militare.<br />
Secondo l'analista <strong>Zvonimir Trajković</strong>, "l'azione della Kfor è stata del tutto provocatoria, volta a testare la prontezza della reazione del nuovo Presidente Nikolic, nonchè a verificare il suo reale intento di riduscutere gli accordi taciti raggiunti in precedenza, e dunque se vorrà allinearsi alle direttive della sull'indipendenza del Kosovo". Interrogato dall'<em>Osservatorio Italiano</em>, Trajkovic spiega come la ripresa delle operazioni della Kfor, sono un messaggio rivolto a Belgrado, che giunge da ben definite sfere di potere della Comunità Internazionale, tra cui senz'altro la Germania. A suo parere, Berlino sta cercando di ricostruire nei Balcani una propria zona di influenza, dinanzi allo spettro del collasso e della frammentazione dell'Unione Europea. <br />
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