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Vrbas – Quella che un tempo era un grande centro industriale nel processo di privatizzazione è rimasto senza potere economico e con uno standard di vita della popolazione al di sotto della media.<br /> La transizione e la privatizzazione sono…
Vrbas – Quella che un tempo era un grande centro industriale nel processo di privatizzazione è rimasto senza potere economico e con uno standard di vita della popolazione al di sotto della media.<br /> La transizione e la privatizzazione sono costate care ai cittadini di Vrbas. La vita in città e nei comuni vicini è come se si fosse fermata. Questa triste immagine è particolarmente percepibile la mattina presto, quando le fermate degli autobus sono vuote, così come i parcheggi della zona industriale. Anche la stazione ferroviaria è desolatamente vuota. Ci si è dimenticati dei cosiddetti autobus operai che portavano a lavoro quotidianamente migliaia di lavoratori.<br /> Già prima del “tornado di privatizzazioni” la situazione delle società era tragica, tanto che molte furono cancellate dai registri commerciali, lasciando senza lavoro circa 4.000 persone.<br /> Gli esempi delle fabbriche un tempo floride ed ora in difficoltà, se non chiuse, sono molteplici, per citarne uno si può parlare della Fabbrica di oli e grassi vegetali “Vital”, che nel 2005 è entrata far parte dell’impero affaristico di Predrag Rankovic Peconi, ovvero della società “Invej”. La fabbrica, dove un tempo lavoravano più di 1.000 impiegati, oggi conta circa 270 dipendenti. La “Vital” opera ancora con successo, la produzione non è diminuita, ma gli stipendi degli operai sono in media più bassi di quelli di cinque anni fa.<br /> Nella serie di esempi di privatizzazione indolente è caratteristica la sorte della “Mepol”, un tempo leader dei Balcani nella produzione di imballaggi plastici. Dopo lo sfacelo degli affari, la fabbrica è caduta nelle mani dei privati, per arrivare, a causa delle attività catastrofiche, al fallimento. Riuscita tuttavia a sfuggire alla bancarotta, recentemente ha riavviato la produzione, ma con solo 6 dei 250 lavoratori di un tempo.<br /> La lista delle fabbriche chiuse o in crisi è lunghissima e in generale la situazione a Vrbas è catastrofica, a tutti il lavoro va male, perché il potere d’acquisto della popolazione della città è a livelli minimi.<br /> Tuttavia rimane inspiegabile come sia possibile che un comune che ora conta 10.000 lavoratori in meno rispetto all’inizio del secolo, dunque che ha pochissimi soldi freschi da investire, abbia una ventina di filiali di banche e sette moderni megamarket di famose catene commerciali, oltre ad una serie di negozi di grandi firme.
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