Dopo un isolamento durato 70 anni, i cittadini albanesi oggi possono finalmente viaggiare negli altri paesi europei, mentre il Kosovo è in procinto di iniziare i negoziati con la Serbia, ma ecco riapparire la famigerata Casa Gialla. Per chi non abbia mai sentito parlare di questa storia, i dossier sulla questione appaiono come misteriosi documenti dietro i quali si celano racconti in grado di trasformare la storia della Casa Gialla in quella del "Conte Dracula dell'Albania".

Con il passare degli anni, infatti, non si sentirà più parlare dell'inchiesta di Carla del Ponte, ma magari la storia incuriosirà qualche scrittore o produttore in cerca di uno spunto per un film giallo o horror. Le caratteristiche di certo non mancano: la zona a nord dell'Albania è mal collegata con il resto del paese, esistono piccolissimi villaggi dove sono ancora in vigore le regole del Kanun, una casa dalla forma particolare e di colore giallo, il dialetto ghego parlato anche in Kosovo.

Insomma gli elementi sono a portata di mano per tutte le persone suggestionabili e pronte a cedere a tutti gli stereotipi sugli albanesi incivili e pronti a commettere le peggiori atrocità nei confronti di serbi e traditori albanesi. A questo proposito, in molti hanno cercato le prove di orrendi delitti, anche l'antropologo legale José Pablo Baraybar, intervistato da "Les Tempes", che nel 2004 si recò in Albania alla ricerca di prove concrete dell'accaduto nella famigerata casa gialla.

Nell'intervista, che riporta la foto di una casa gialla, Baraybar afferma che nel 2004 entrò in Albania insieme al traduttore senza un mandato: una volta da turista  per poi essere scoperto, un'altra volta da ingegnere esperto nella costruzione di strade. L`antropologo legale negli ultimi 20 anni ha lavorato come esperto all'ONU, nella maggior parte degli scenari in cui sono stati commessi crimini di guerra come Haiti, Bosnia, Croazia, Ruanda e Kosovo. "Il più grande problema era che l'UNMIK non aveva giurisdizione in Albania.

Era impossibile fare una richiesta ufficiale. Perciò, per tentare di verificare alcune informazioni del dossier, ho passato il confine come turista su una normalissima auto.

Il mio traduttore si chiamava Lulzim Basha, lavorava per il Tribunale Penale Internazionale per la Ex Jugoslavia. Poi è diventato Ministro degli Affari Pubblici in Albania.

Ho sentito che l`anno scorso ha detto che tutta questa storia del traffico di organi è una balla. Ma io so che lui sa, lui era con me e aveva il dossier", ha dichiarato il reporter.

Secondo Baraybar, l'unica istituzione capace di intervenire era il Tribunale dell'Aja, che tuttavia si defin&igrave; &quot;non interessato&quot;, perci&ograve; lui dovette introdursi nuovamente in Albania fingendosi un costruttore di strade.<br /> <br /> A suo parere, L`Aja avrebbe distrutto le prove o, meglio, la polizia tedesca inviata in Kosovo avrebbe accumulato circa 400 campioni di DNA inviati in Germania, ma nel 2002 questi furono distrutti, a quanto pare con il benestare del Tribunale.&nbsp; La lunghissima intervista al noto media francese non fa altro che riportare le accuse sulle quali sono gi&agrave; state avviate indagini concluse con un nulla di fatto, con processi finiti per mancanza di prove in quanto le accuse era basate su prove indiziarie spesso fantasiose:&nbsp; medicinali trovati in un sacchetto, anche perch&egrave; era&nbsp; impossibile che dei contadini ne facessero uso, oppure il sangue sulle pareti di natura animale e non umano,&nbsp; o indizi simili sempre aperti a numerose interpretazioni. In seguito alla pubblicazione dell'intervista, il Ministro Basha ha affermato che la dichiarazione dell'esperto dell'ONU Jos&eacute; Pablo Baraybar si basano su una grossa bugia, in quanto ha affermato di non essere stato in alcuna &quot;casa gialla&quot; e di essere stato impegnato nel 2004 con l`UNMIK, per la creazione del Ministero della Giustizia del Kosovo.<br /> <br /> D'altro canto si erge la voce di Carla del Ponte che ha sempre una forte eco su tutta la stampa europea, e forse anche per questo, dopo la pubblicazione del libro &quot;La Caccia&quot;,&nbsp; fu allontanata e inviata in Argentina come Ambasciatrice.

Dick Marty, invece, sembra pi&ugrave; semplicemente un uomo che vuole dare uno slancio alla propria carriera, usando per&ograve; un metodo gi&agrave; visto e tendenzialmente antiquato. Marty, come la Del Ponte, hanno imbarazzato la Svizzera, che &egrave; corsa ai ripari prendendo le distanze dalle dichiarazioni dell'ex Procuratore dell'Aja.

D'altro canto il Consiglio d`Europa ha approvato questo gioved&igrave; il rapporto di Marty, evitando di informare preventivamente l'Albania ed evitando la sua partecipazione, nonostante il Paese delle Aquile sia un membro permanente.&nbsp; Le reali intenzioni di Marty rimangono ignote, dato che il metodo da lui usato non suggerisce la volont&agrave; di fare chiarezza sui fatti, o concedere giustizia alle vittime, bens&igrave; quella di creare paura e dare inizio ad una campagna diffamatoria contro&nbsp; un Paese o un'intera regione.<br /> <br /> Di recente si &egrave; fatto vivo con una dichiarazione anche lo stesso proprietario della casa gialla, il quale ha accusato il relatore del Consiglio d`Europea di tentare &quot;buttare cadaveri nella sua casa&quot;. Abdulla Katuci, capofamiglia della famiglia Katuci di Gurre di Mat, dopo la pubblicazione del rapporto ha dichiarato che, durante la sua visita alla Casa Gialla di due anni fa, Dick Marty ha tentato di gettare cadaveri nella sua casa.

A tale proposito, Katuci ha chiesto allo stato di denunciare il relatore del CoE e la ex procuratrice Carla del Ponte. &ldquo;In macchina avevano delle ossa che volevano lasciarmeli in casa. Noi li abbiamo fermati.

Da 7 anni siamo molestati da queste accuse. Ci &egrave; stata fatta una ingiustizia a cui non sappiamo come rispondere.

Io non so se Lulzim Basha sia stato qui, io non lo conosco, l`ho visto solo in televisione&quot;,&nbsp; ha spiegato a Balkanweb Abdulla Katu&ccedil;i, aggiungendo che i contadini del villaggio non hanno mai visto ostaggi o prigionieri serbi arrivare in zona. Cos&igrave; la storia della casa gialla perde sempre pi&ugrave; di consistenza, nonostante il tamburellare dei media, i dossier e le inchieste, nonostante le allusioni e i tentativi della squadra svizzera. <br /> &nbsp; <em><strong>Alketa Alibali</strong></em>